sabato 31 dicembre 2011

Imprenditoria Sostenibile


Nel 2012, oltre al mio lavoro di consulenza, sarò impegnato in tre progetti di imprenditoria sostenibile.
Ma che cos’è l’imprenditoria sostenibile?
Non so se esiste una definizione da manuale e se c’è non mi sono neanche sforzato di cercarla. Per cui vi scrivo come la interpreto io.
L'Imprenditoria Sostenibile è un modo di fare impresa che non ha come unico e prioritario fine il profitto, ma la diffusione del benessere sociale ed economico sia al proprio interno (fra i soci, i partner, i collaboratori, i dipendenti), che all’esterno (fornitori, partner, imprese dell’indotto).

L’Etica, intesa come un corretto e trasparente comportamento, e il Benessere, inteso come massima valorizzazione dell’essere, sono le due parole chiave che stanno alla base dell’imprenditoria sostenibile.

Oggi è un giorno speciale perché oltre ad essere la fine dell’anno, per me si conclude anche una stagione. 
Più che una fine lo immagino come un inizio. Veramente!

Voglio augurarmi e voglio augurare a chi mi starà accanto di riuscire in questa nuova impresa. 
La riuscita dipende solo da Noi. 
Solo chi è in crisi (dentro) subisce la crisi. Gli altri la interpretano, la elaborano e la cavalcano con la forza della conoscenza. E noi siamo gli altri, altrimenti non saremmo qui.

Buon 2012!

venerdì 30 dicembre 2011

Vetrine di Tristezza per Scicli Arte in Vetrina


Quella che, nel periodo pre-natalizio, doveva essere un’iniziativa di marketing volta a stimolare potenziali consumatori, si è rivelata l’ennesimo flop.
Con il coinvolgimento degli artisti del Gruppo di Scicli, i quali sono stati al gioco di esporre una propria opera all’interno dei negozi del centro storico, si voleva realizzare una sorta di mostra itinerante come attrattore per visitatori, intesi come potenziali clienti.
L’operazione che prendeva palesemente spunto da altre iniziative culturali (vedi GAF) non ha avuto il successo sperato.
Le motivazioni sono tante, prima fra tutte che era priva di marketing.
Di culturale c’era ben poco.
Di originalità la totale assenza.
Di interessante, bho!
Di coinvolgente niente.
Quindi?
Sembra una mera speculazione nei confronti del Gruppo diScicli che farebbero meglio a valutare bene certi progetti.
Quei quadri in vetrina sono di una tristezza unica. Fuori luogo. Privi di appeal. Sembrano dei calendari messi lì tanto per colorare. Non fanno neanche vetrina perché incoerenti con l’esposizione e con la logica del fare vetrina. Il passante deve sforzarsi per intravedere un’opera d’arte fra pantaloni, scarpe, profumi e cianfrusaglie di ogni genere.
Un’operazione senza anima, senza sostanza, senza senso!
Questo è un mio personalissimo parere che scrivo solo perché ogni volta che passo davanti ad una di quelle vetrine continuo a chiedermi:
-          Ma perché sprecare inutilmente risorse, energie e speranze (di chi crede che questo modo di fare sistema funziona)?
-          Perché non si fanno le giuste valutazioni?
-          Perché non contattare chi di iniziative simili ne ha già fatte in passato, con risultati notevolmente superiori?
-          Può un bellissimo quadro su un treppiedi in mezzo “all’impossibile” essere un attrattore?
-          È questo il giusto modo per stimolare gli acquisti?
È vero che criticare è molto più facile che fare, ma tra fare in questo modo e non fare forse sarebbe meglio non fare. Ammettiamolo.
Se poi la voglia di fare è più forte di quella del non fare, allora perché non rivolgersi a chi sa fare bene il proprio lavoro?

Nella foto, una Marina di Piero Guccione, il maggior esponente del Gruppo di Scicli

venerdì 23 dicembre 2011

Non Improvvisare. Consiglio per Manager in Carriera


Tra i comandamenti che il buon manager dovrebbe rispettare sempre vi è Non Improvvisare.
A tal proposito, non posso non citare le parole di Gesù nel vangelo di Tommaso:

Se tiri fuori ciò che è dentro di te,
ciò che è dentro di te ti salverà.

Se tiri fuori ciò che non è dentro di te,
ciò che non è dentro di te ti ucciderà.

L’improvvisazione porta a tirare fuori ciò che non hai dentro, per cui se improvvisi sei destinato a morire professionalmente.

Può capitare che qualcuno ti offra un ruolo importante, una posizione di spicco che ti gratifichi (socialmente e economicamente) ma se sai di non esserne all’altezza, perché non hai gli strumenti conoscitivi o perché è un settore diverso da quello in cui hai operato finora, non puoi permetterti di accettare.
Dentro di te, lo sai sempre Se Puoi.
Rischiare fa parte del gioco, ma improvvisare è un po’ come giocare con le "facce" degli altri e con certi ruoli, in certe aziende, non è possibile farlo perché rischi di creare buchi insostenibili, ma soprattutto di bruciarti professionalmente.

Quindi prima di dire Si, poniti almeno queste tre domande:

-          CONOSCO BENE IL SETTORE OGGETTO DEL MIO INTERVENTO?
-          HO LE COMPETENZE NECESSARIE?
-          CI SONO DEI COLLABORATORI CHE MI POSSONO SUPPORTARE?

Solo dopo aver trovato risposte che ti soddisfino, che ti fortifichino, che ti diano sicurezza, puoi cominciare a pensare se accettare. Altrimenti non lo fare!

Ultimamente spesso ho detto di No.
Situazioni interessanti e ruoli di prim’ordine che ho rifiutato, senza neanche riservarmi di pensarci, perché da subito ho riconosciuto i miei limiti. 
All’occhio degli interlocutori sarò apparso stupido, forse presuntuoso o forse miope, chissà? 
Chiedo scusa per questo, semmai leggeranno questo post.
In realtà, so che lo leggeranno, quindi sappiate che sono stato Me stesso, trasparente e consapevole che le vostre proposte (diverse per settori e tipologia di interventi) pur essendo allettanti non mi hanno convinto.

mercoledì 21 dicembre 2011

A Me questo Natale Non mette Tristezza


Anche se respiro poco quell’aria magica e classica del natale. Ho fatto l’albero con mia figlia e mi è piaciuto un sacco. Mi scoccia andare in giro, uscire, ma questo da sempre. Preferisco stare a casa in famiglia o con gli amici.
Eppure le facce della gente non sono allegre. Le teste sono chine. Tutti stanno subendo. Gli sciacalli si moltiplicano. Sembriamo in un film di fantascienza in cui l’umanità si è convinta di aver perso la propria battaglia contro il Male.
E non è la solita retorica!
Guardati in giro anche tu e dimmi se non è vero.
Non hai più voglia neanche di comprare un regalo.   Lo fai solo perché devi e si vede da ciò che compri. Entri ed esci dai negozi in cerca di un’idea e senza niente in mano. Le offerte dei panettoni non ti sorprendono più.
Ma questo lo chiami natale?
Questo non è il mio natale.

Ogni natale è gioia perché è una novità, è una vita nuova. Il natale è un progetto che nasce, un qualcosa che prima non c’era. Il natale è il passo che precede la felicità.

Ma la felicità la crea anche la soddisfazione, la realizzazione di un desiderio. La felicità, nel vivere quotidiano, la crea lo stipendio che ricevi dopo aver lavorato, la guarigione dopo una malattia, un abbraccio al tuo arrivo, l’arrivo dopo una lunga corsa con Peppe.

Smarcatevi dalla tristezza partendo da voi stessi. Da quello che siete, da ciò che sapete fare, dai vostri sogni. Qual è la vostra specialità e quanto tempo gli dedicate. 
Ovvero quanto tempo stai dedicando a ciò che ti piace fare. 
Quanta energia ci stai mettendo.

Ricordati sempre che un effetto è generato sempre da una causa.
Quindi non pretendere tanto da una cosa a cui hai dato poco. Non pretendere il cambiamento se non lavori per ottenerlo.

Retorica. Banalità. Stupidaggine. A caldo puoi chiamarla come vuoi. A freddo quando recepirai, assimilerai ed elaborerai il concetto ti ricorderai di questo post.

Vasco scriveva per Irene Grandi, qualche anno fa,

Prima di non essere sincera
Pensa che ti tradisci solo tu
Prima di pretendere qualcosa
Prova a pensare a quello che dai tu

Il principio di causa e effetto governa la nostra vita, dal nostro natale a tre giorni prima della nostra pasqua.

Auguri.
Che questo natale possa essere il tuo inizio.

lunedì 19 dicembre 2011

Idee Regali per il Natale



Una parte importante del mio lavoro quotidiano è fatto di numeri, statistiche, trend. Anche per questo blog sto attento a ciò che succede: pagine visitate, numeri di lettori, provenienze, parole chiave utilizzate.
Insomma, applico le regole del marketing sul mio stesso lavoro di marketing.
Fra i post più letti di queste ultime settimane, sarà per il natale alle porte, vi è L'Arte di Non Ricambiare i Regali che puoi leggere per intero cliccando qui.
Se, invece, ti accontenti di un estratto continua a leggere.

Regalare qualcosa è sempre un evento. Un momento unico in cui l’emozione di un acquisto si trasforma in emozione per chi riceve quel dono.
Se poi il regalo è memorabile, il suo valore aumenta al di la di ogni riferimento economico che gli si possa attribuire. 
Regalare per ricambiare è quanto di più falso ci possa essere in tema di doni.
Eppure è quasi naturale. Se per il giorno del tuo compleanno ricevi qualcosa, fai di tutto per ricordatene al momento opportuno, per ricambiare.
Se ti invitano a cena, ti senti obbligato a portare il vino. E così via. 
Ricambiare un regalo come dovere annienta il piacere di fare e di ricevere. Perché comunque chi riceve un regalo ricambiato percepisce che non è un dono, ma una reciprocità. 
Voglio esagerare. 
A un amico doni il tuo tempo, a volte un regalo, un consiglio. 
A un “non amico” no, non regali neanche un sorriso. 
Ricambiare un regalo per dovere equivale ad un rapporto con un “non amico”. 
Abbiamo veramente bisogno di tutto ciò? 
Impariamo ad accettare, a ricevere e a donare. 


Probabilmente sei finito qui per caso, perchè non avevi idee ed hai digitato su google le parole che compongono il titolo di questo post. 
Se è così ho vinto io per almeno due motivi: il primo perchè ti ho comunicato il mio pensiero sui regali in generale, il secondo è definibile come una vittoria di web marketing. 
Se, invece, non è così puoi continuare a seguirmi su facebook o su twitter. Ciao.

venerdì 16 dicembre 2011

La Fine dell'Ipercoop a Ragusa


Solo tre anni fa sembrava l'inizio di una nuova era. L'arrivo dell'Ipercoop a Ragusa faceva preoccupare e non poco i concorrenti. Faceva sognare chi era in cerca di occupazione. Lasciava ben sperare i consumatori perennemente in cerca di offerte.
Un colosso della GDO sbarcava nella provincia più a sud d'Italia. Un gigante dell'alimentare, con reparto specializzato nella distribuzione di farmaci da banco, elettronica, elettrodomestici, abbigliamento, puericultura, fai da te, libri, musica, giochi, arredamento, ecc.
Un Gigante.
Un gigante dai piedi di marmellata, scrivo oggi.
Dopo il primo anno chiude il reparto dedicato alla parafarmacia, poi è la volta della pasticceria. Al secondo anno la superficie di vendita viene ridimensionata per far posto ad un altro negozio in parte concorrente stesso di Ipercoop. Da pochissimo stanno ridimensionando ulteriormente l'area vendite.
E per chi guarda dall'esterno queste involuzioni sembrano, come si suol dire, ultime spiagge.
In questi giorni mi è capitato tra le mani il loro giornalino di Natale e se lo paragono a quelli dei primi anni sembra proprio un'altra cosa: scarno, povero, pochissime pagine, niente elettronica (che a Natale è sempre trainante).
In due parole: La Fine.
La fine di un'era, di un progetto imprenditoriale, di un agglomerato commerciale.
Le motivazioni di questo fallimento sono tante e fra queste non può mancare certamente la crisi e la conseguente riduzione dei consumi, ma di sicuro una certa responsabilità va ricercata nella posizione geografica poco felice e lontana per tutti (ragusani della città e della provincia), nell'assenza di un parcheggio coperto che, in inverno per il forte vento e in estate per il sole cocente, scoraggia le famiglie.
Ma anche nel format, e cioè il modello del centro commerciale proposto, sempre uguale, con gli stessi negozi, oggi è forse troppo inflazionato, ha stancato.
Quindi mi chiedo cosa spinge altri imprenditori a percorrere ancora queste strade.

mercoledì 14 dicembre 2011

Integrare la Destra e la Sinistra


Dovete essere delle persone intere e non parziali. 
Dovete integrare le due parti del cervello: la parte sinistra che è il luogo della razionalità, della matematica, della logicità, della sequenzialità e la parte destra che è il luogo della creatività, della simultaneità, dell’armonia.

martedì 13 dicembre 2011

Quanto Artista c'è in Te?



Gli artisti sanno guardare oltre, si mettono in gioco, hanno coraggio, riescono a far cambiare il punto di vista di chi riceve la loro arte. 
L’arte non è tecnica ma cambiamento. 
È emozione. 
È rischio. 
È bellezza donata.


Nella foto, un'opera di Franco Sarnari, 2011

mercoledì 7 dicembre 2011

Da Soli Non si Vince


È provato, ormai da tempo, che in gruppo si vince di più e più a lungo. Infatti mentre chi decide di sfidare l’avversario da solo è destinato ad essere, nel lungo periodo, un perdente; chi lo fa in gruppo ne esce più forte e motivato.
In gruppo si coopera. Da soli ci si scontra. E la differenza non è poca.
Le due situazioni prevedono modi pensare e predisposizioni diverse. Questa è la Teoria dei Giochi ma è applicabile anche al mercato, o più in generale, al mondo imprenditoriale.
I risultati ottenuti non devono impoverire qualcun altro. 
Ognuno di noi, ogni cosa è parte del Grande Tutto, perciò non possiamo pensare di arricchirci a scapito di altri. Non è positivo!
NON FARE agli altri ciò che NON vorresti facessero a TE e soprattutto FAI agli altri ciò che vorresti facessero a TE.

martedì 6 dicembre 2011

Slow Sicily un Network per Eccellenze


È dicembre ed è tempo di bilanci.
Le cose più belle che mi sono successe, i lavori più interessanti, le persone conosciute, i nuovi amici e le imprese che ho visto nascere.
Fra queste c’è sicuramente Slow Sicily e della sua forza scriverò.

Slow Sicily è una Filosofia di Vita, un modo di Essere e di Viaggiare, è Ricercare. E mette in luce i suoi valori attraverso un network di portali tematici che hanno il fine di promuovere le piccole eccellenze siciliane del settore ricettivo, ristorativo, dolciario e dei servizi in genere
È vero che il termine slow può essere associato a Slow Food, ma è altrettanto vero che il cibo è solo uno dei settori che Slow Sicily tratta.
Dal mangiare al dormire, dai monumenti poco conosciuti ai paesini invisibili ai siciliani stessi, dai profumi selvaggi ed autentici ai colori che dipingono i paesaggi fuori dai tradizionali circuiti turistici. Questo è ciò che Slow Sicily propone ai viaggiatori e alle piccole aziende siciliane che producono beni e servizi.
Cercare una propria dimensione ed esserci, in un mercato sempre più governato dalla logica delle offerte e della qualità industriale, è diventato parte del lavoro stesso per tutte quelle piccole realtà produttive che ogni giorno disegnano la storia dell’isola.
Slow Sicily nasce per aiutare, in termini di visibilità, queste piccole aziende che credono nelle loro passioni, e per metterli in contatto con i viaggiatori della Sicilia, quella vera e autentica.
Tutto ciò che in Sicilia è lontano dalle leggi della globalizzazione è vicino a Slow Sicily.
E' interessante sul piano comunicativo una breve parentesi sull'identità degli Slowers.
Come si legge nel Manifesto, gli Slowers sono coloro che condividono la filosofia di Slow Sicily: persone (viaggiatori) e aziende (viaggiatori che producono beni e servizi) eticamente corretti e rispettosi che coltivano la passione per il bello e il buono, il puro e l’autentico. Rispettano la terra, la natura, il paesaggio, la cultura, le tradizioni, l’arte dei luoghi in cui vivono. Rispettano l’interscambio e lo interpretano come un arricchimento reciproco.
Come non essere felici di tutto ciò!
In bocca al lupo ai fondatori dell'impresa e a quanti ogni giorno si reinventano a favore delle loro passioni e dei loro sogni.  

venerdì 2 dicembre 2011

I Tuoi Clienti Vengono per Te


La novità di oggi è che le piccole e medie imprese stanno soffrendo tutte. 

Subiscono il calo dei consumi, la concorrenza, le grandi aperture che continuano nonostante tutto. Vedono restringersi i propri margini e alla fine del mese nonostante il centellinare i conti non tornano.
Siamo tutti PMI e non ci sono i segreti del grande oltre per resistere.
Ciò che conta principalmente risiede in te, nella tua Specialità, in quello che fai e come lo fai. 
Attenzione non è la solita menata sulle proprie responsabilità.


In cosa sei speciale? In cosa la tua azienda può fare veramente la differenza?
Se non sei leader nel tuo mercato di riferimento o se non applichi il prezzo più basso, l'unica carta che puoi giocarti è ESSERE DIFFERENTE a favore dei clienti.
Loro non vengono da te mai (o quasi mai) per il prodotto che vendi, quello lo trovano ovunque e magari ad un prezzo più basso del tuo. 
I clienti vengono nel tuo negozio perché sanno chi trovano (la tua etica, i tuoi modi di fare, di risolvergli i problemi, il tuo venirgli incontro nei pagamenti, la tua storia), si fidano di te perché tu ti fidi di loro (e gli dai in prova ciò che desiderano).
E poi perché ci sono i tuoi collaboratori, li conoscono per nome, di alcuni hanno anche il numero di telefono. 
Vengono da te perché li coinvolgi, gli chiedi di loro, della famiglia, li rende più sicuri, li fai stare più tranquilli.
Ricordati queste cose ogni giorno che un cliente valica la tua porta o lo incontri per strada, al bar, o ti telefona. Ma ricordati anche dei collaboratori, di quei pochi, che ogni giorno con la loro faccia portano avanti il nome della tua azienda.

domenica 27 novembre 2011

Le Corse Mentali


Mi piace correre. Sentire il corpo, la fatica, il sudore sulla fronte.
E nelle ultime settimane l'ho fatto spesso insieme a Peppe, un mio amico.
Ieri abbiamo vissuto un'esperienza che merita di essere citata in questo blog perché ha del singolare che voglio descrivere, per parlare delle abitudini e della loro tendenza a disegnare limiti.
Mi piace correre ma non amo girare intorno, quindi non mi piacciono i circuiti predefiniti. Sono monotoni e non mi rilassano. Piuttosto mi annoiano, perché sono limitati.
Da qui la prova che, tutto ciò che provoca noia genera scarsi risultati.
E ieri lo abbiamo provato, insieme a Peppe.
Dopo aver fatto il solito giro, dato che era pomeriggio (solitamente corriamo di sera, ma ieri no!) abbiamo deciso di cambiare percorso, inoltrandoci per una salita asfaltata, che poi è diventata trazzera e dopo un po' terra battuta, fino a farci perdere quasi l'orientamento.
Eravamo su una collina, in mezzo alla natura, tra carrubi, ulivi e mandorli. Seguivamo i muri a secco e i nostri corpi andavano alla grande.
Senza neanche accorgercene abbiamo superato il nostro miglior tempo.
All'arrivo eravamo molto soddisfatti perché avevamo solcato nuove strade, visto nuovi posti, sentito altri odori e superato i nostri limiti. E questo grazie alla curiosità, al non accontentarsi di girare intorno (come criceti), alla volontà di sfidare il nuovo...
Vi ho raccontato questo, perché ciò che abbiamo fatto ieri con la corsa è una metafora perfetta per la nostra vita, il lavoro, la famiglia.
Le abitudini ci uccidono lentamente, giorno dopo giorno. Per cui è meglio imparare a riconoscerle e a distinguerle fra quelle positive e quelle negative, cercando di concentrarci sulle seconde per annullarle.
Sfidare i limiti è possibile farlo solo se si è curiosi, se non ci si accontenta di girare intorno, se si ha la volontà di cambiare. A volte basta cambiare strada per trovare nuovi territori e nuova luce per la vostra vista.
Non fatevi fregare dall'abitudine.

Grazie Peppe. Per tutte le corse mentali.

I Campioni Non Nascono in Palestra


C'è una frase per cui viene ricordato uno dei campioni di boxe che è rimasto nella storia. Questa frase comincia con il titolo del post ed è di Muhammad Ali.
Mi piace perché, come spesso capita, certe teorie, se isolate dai contesti di riferimento, possono essere applicate facilmente alla realtà che ci circonda.

I campioni non nascono in palestra. I campioni sono fatti di qualcosa che hanno dentro, nel profondo: un desiderio, un sogno, una visione. Devono avere l'energia per l'ultimo minuto, devono essere un po' più veloci, devono avere la pratica e la volontà. Ma la volontà deve essere più forte della pratica.


La volontà deve essere più forte della pratica. La volontà.

Promettetevi di fare a voi e agli altri e mantenete le promesse. Sempre.

martedì 22 novembre 2011

Shopping Experience in un Apple Store


Se entri in un Apple Store, già dall’atmosfera che ti avvolge, capisci di non essere in un negozio comune. È suddiviso in aree, quindi trovi quella dell’Ipod, dell’Iphone, dell’Ipad e così via. Poi ci sono quelle del Training e dell’assistenza. Sparsi in giro, nelle varie aree, ci sono dei POS (lo strumento che serve per i pagamenti con carte di credito o bancomat). Questa precisazione tienitela per dopo.
Se hai bisogno di informazioni trovi in giro dei ragazzi (mi piace chiamarli AppleBoy o AppleGirl), tutti muniti di un palmare che assomiglia ad un Iphone e che è il loro strumento (ci fanno di tutto e controllano tutto). Gli AppleGirl e gli AppleBoy sono sempre pronti a rispondere ad ogni tua domanda e non stanno più di un’ora nella stessa area (altro che catena!).
Se decidi di acquistare comincia il bello, o meglio l’esperienza di acquisto.
Quando l’AppleGirl si è assicurata delle tue intenzioni di acquisto, ti chiede il nome che prontamente scrive sul suo palmare e comincia ad approfondire anticipandoti le domande. D’altronde gli argomenti di vendita nel 90 per cento dei casi accomunano tutti i potenziali consumatori.
Nel frattempo lei digita il modello che vuoi, il colore ecc. e inizia a parlarti dell’estensione di garanzia e della sua importanza (questa vendita di un servizio in abbinata ad un prodotto si chiama cross selling). Il suo obiettivo è convincerti che non ne puoi fare a meno.
Ad un tratto, tutto sorridente vedi arrivare un altro AppleBoy che ti porge la mano e ti saluta chiamandoti per nome (l’informazione l’ha ricevuta tramite il palmare), ti fa i complimenti per aver acquistato il prodotto, il modello e il colore che hai scelto. Te lo consegna, ponendolo sulle tue mani e facendoti già sentire il proprietario di un oggetto che ancora non hai pagato.
Il passo successivo è la custodia (e siamo a 2 vendite incrociate), quindi visita alla parete degli Accessori dove sono esposte tutte le custodie disponibili (che su ebay trovi a meno della metà della metà) che scegli di comprare perché sei entrato nel vortice del protagonismo Apple. 
Ed è giusto così, perché i loro marketer lavorano per questo, sono pagati per questo e vivono per questo: un tuttuno!
La AppleGirl nel frattempo si guarda intorno e quando individua un’area libera (può essere quella dei PC o degli Imac, l’importante è che ci sia poca gente) ti prende per mano (o quasi, perché ormai siete in ottimi rapporti) e ti accompagna (tu hai le tue spese in mano, senti che ogni oggetto è già tuo, anche se ancora non lo è), chiedendoti con molto garbo come hai intenzione di pagare. L’obiettivo loro è farti usare la carta (perché è più veloce). Considera che attorno c’è sempre gente che prova, smanetta, gioca con i prodotti in esposizione. La scelta della postazione più libera, quindi, è dettata dal poter gestire con calma e riservatezza la conclusione dell’acquisto.
Ciò vuol dire che non c’è una cassa. Manca la figura del cassiere. La vendita comincia e finisce con la stessa persona che ti accompagna in una sorta di viaggio nell'Apple Store.
E’ il momento del POS (ecco perché ce ne sono così tanti in giro) che conclude la procedura di acquisto e mette la AppleGirl in condizione di portare a termine il suo dovere… (che non è semplicemente basato sulla vendita del prodotto di tuo interesse, ma anche nel presentarti agli altri AppleBoy, farti girare il negozio e venderti minimo anche l’estensione di garanzia e la custodia. Se poi è brava e ti prende al momento giusto può rifilarti una docking station o qualche altro accessorio originale).
A quel punto, prima di salutarti ti spiega che da quel momento iniziano i primi approcci con il tuo nuovo acquisto, quindi ti dirige verso l’area Training e ti lascia nelle mani di un altro AppleBoy che si occuperà di insegnarti ad usare il prodotto.
Inizializzerà ciò che hai comprato avviandolo, ti farà l’aggiornamento, trasferirà i dati che vuoi, ti imposterà l’email ecc. Tutto quello che vuoi per non farti sentire solo, dopo l’acquisto.
Sempre con garbo, self control e sorrisi… anche quando ti mostri insofferente e scocciato per l’attesa (che in un festivo quando il negozio pullula di gente è anche giustificata) riescono a farti sentire al centro dei loro pensieri (anche se ci sono altre 3 o 4 persone come te in attesa di…). Puoi metterli alla prova!
L’esperienza di acquisto all’Apple Store è perfetta. Memorabile. Unica nel suo genere.
Tutto è studiato per farti sentire al centro dell’attenzione, per farti entrare da protagonista nel mondo Apple seguendo i loro ritmi (con argomenti di vendita basati sui plus che vuoi sentirti dire) e i loro movimenti (ti fanno girare il negozio come in pochi sanno fare).
Ti fanno realmente sentire al centro della scena. L’aver pagato lo dimentichi facilmente (almeno fino a quando non ti arriva l’estratto conto).
Questi sono tutti elementi di base per convincerti ad acquistare, a parlarne con gli amici e a diventare l’attore di un film, un membro di una tribù in un mondo fatto solo di persone che CREDONO di pensare differente. Che bella illusione!

mercoledì 16 novembre 2011

Niente Finisce. Tutto Comincia.


Non finisce mica il mondo dove finiscono le strade.
Oltre c’è sempre un paesaggio. Una visione. Tocca a te decidere se camminare per avvicinarla o fermarti lasciandola all’orizzonte.
Finisce la strada ma non finisce lo spettacolo. E lo vedi. Ce l’hai davanti. Non puoi negarlo. Scegli se diventare il protagonista della scena.
Scegli se sporcarti i piedi o stare a guardare.
Attenzione non sto scrivendo di ruoli di primo piano a tutti i costi. Tutt’altro.
Vivere è non accontentarsi della normalità.
A chi non ha paura non finiscono mai le strade.
Imparate dai bambini e dalla loro visione per capire quanto sia vero il concetto rinchiuso in questa frase.
Non è un passo indietro.
È cercare di riscoprire la purezza del nostro Essere al di la delle paure. I bambini non conoscono la paura. E nemmeno il mondo.

Grazie a Luca Carboni, per la canzone che ha ispirato questo post.

lunedì 14 novembre 2011

Che Cos’è il Benchmarking



La parola chiave che sta dietro il concetto di benchmarking è confronto.

Per definirlo in tre parole, fare benchmarking vuol dire, monitorare il proprio andamento rispetto ai concorrenti.

L’andamento può essere relativo alla vendita di prodotti o servizi, ma anche, in termini organizzativi, alle procedure aziendali.

Il fine è l’ottimizzazione delle performances, sia produttive che organizzative, anche se tra le due aree c’è sempre un punto di convivenza.

Il benchmarking è una leva del marketing, quello più puro, scientifico e apparentemente meno tangibile. Si potrebbe osare dicendo che è una sorta di “dietro le quinte”, ovvero ciò che non si vede, ciò di cui nessuno parla, ma che senza la sua funzione lo spettacolo non potrebbe andare in scena.

L’oggettivo confronto e la misurazione servono a produrre punti di riferimento chiari che devono essere necessariamente condivisi al fine di “produrre” cultura aziendale.

Il benchmarking si basa almeno su 4 indicatori ben precisi e facilmente misurabili, applicabili a tutte le aziende con cui si vuole fare il confronto:
  1. quanto viene prodotto;
  2. in quanto tempo;
  3. come viene prodotto qualitativamente (tenendo in considerazione la soddisfazione del cliente);
  4. quanto costa;


Il benchmarking viene quasi sempre condotto da consulenti esterni o società specializzate in ricerche che per redarre i loro report si avvalgono di focus e interviste.
Periodicamente, a seconda dell’obiettivo e della tipologia dell’azienda, può essere svolto mensilmente, bimestralmente o anche estemporaneamente (legato ad un progetto specifico). Dipende sempre dagli obiettivi che si intendono raggiungere, per questo il fattore temporale non può essere sempre uguale.
Uguale, invece, è il fine del benchmarking: serve a costruire strategie di miglioramento.

sabato 12 novembre 2011

Analizzare un Sito Web


Si sarebbe tentati di credere che qualsiasi sito web possa diventare una macchina a ciclo continuo di profitto. Non è proprio così, infatti, prima di investire i vostri soldi e il vostro tempo per un sito sarebbe opportuno porsi alcune domande:
1.       A quanto ammontano i Ricavi (in termini di entrata monetaria o fatturato) per visita (RPM)? Per ogni mille visitatori quanti soldi ricava il sito (per annunci pubblicitari o vendite)?
2.       A quanto ammontano i Costi da sostenere per ottenere una visita e cioè i costi per promuovere il sito? Il sito usa Public Relations o annunci on-line oppure richieste di affiliazione per promuoversi? Se sì, quanto è il rendimento di questi strumenti di promozione?
3.       Potete contare su un coefficiente “virale” (cliente che porta altri clienti; passaparola)? Gli attuali visitatori possono portare nuovi visitatori attraverso il “passaparola” o un effetto sistema, rete (network). Quanti nuovi visitatori ogni utente esistente può portare? (Suggerimento: è inferiore ad 1. Se fosse superiore ad 1 allora ogni persona del pianeta potrebbe essere da subito un visitatore del sito.). Questo numero raramente rimane costante. Prendiamo ad esempio il coefficiente “virale” di Twitter: all’inizio era molto piccolo, poi ha avuto una scalata impressionante (Oprah!) verso l’alto come raramente si vedono ed ora ha ricominciato nuovamente la sua discesa verso il basso.
4.       Quanto è il costo di un visitatore? A mano a mano che aumentano i contatti è necessario implementare un servizio clienti, o potenziare il server (o aggiungerne altri) o comunque sostenere altre spese rispetto a quelle iniziali?
5.       Il sito ha già degli affiliati o utenti? C’è una grande differenza tra “drive-by visit” (l’utente viene automaticamente reindirizzato in un sito che non ha scelto) e users registrati. Questi utenti pagano una somma di denaro, tornano spesso sul sito, hanno qualcosa da perdere se cambiano?
6.       Quale è la base del consenso (e quindi dell’affidabilità del sito) e come si evolve nel tempo? L’unico asset, l’unico patrimonio aziendale che può essere attendibilmente costruito online è proprio il consenso degli utenti e l’affidabilità del sito. L’attenzione nel web è scarsa ma è proprio il consenso degli utenti che permette di consegnare e diffondere messaggi tempestivi, personalizzati e rilevanti a persone che vogliono riceverli. Il consenso in questa ottica è facile da misurare ma difficile da costruire.
Analizzate bene le imprese online che hanno avuto successo e confrontatele con quelle che lottano per sopravvivere e questi 6 parametri vi aiuteranno a capire la differenza. Per esempio, se il ricavo per visita è inferiore al costo sostenuto per ottenere un nuovo visitatore, è un problema. Se il sito fa affidamento su mode passeggere o su occasionali PR e non sta costruendo una rete di consenso e di affidabilità, è un altro problema.
La buona notizia è che ciascuno di essi può essere modificato se siete consapevoli e disposti a fare interventi sul modello di business e sulla struttura del sito.
La struttura ideale è un business che sia una piattaforma, non solo un luogo di sosta occasionale, un posto qualsiasi in cui soffermarsi un attimo.
Una volta che le persone hanno visitato il sito e scelto di diventare membri, essi saranno riluttanti a lasciarlo, condivideranno il loro affidamento nel corso del tempo, lo racconteranno ai loro amici e per il sito allora si innalzeranno i ricavi per visita e si abbasseranno i costi necessari per ottenere nuovi visite, conquistare nuovi visitatori. La domanda cruciale è: siete su questa strada?

Grazie a Seth G. per aver scritto e a Maurizio O. per aver tradotto questo post che condivido con molto piacere.

martedì 8 novembre 2011

Il Tuo Tempo è Solo Tuo


Il tuo tempo non può essere di qualcun altro, soprattutto se non lo vuoi, se non lo desideri.

Il tuo tempo presente disegnerà il tuo tempo futuro, quindi non puoi fare oggi ciò che non ti piace, che non desideri.

Ciò che sogniamo per il nostro futuro non può non riguardare il presente e le azioni che ogni giorno compiamo.

È un po’ come se, consapevoli che il pieno del serbatoio ci basta SOLO per coprire la distanza che ci separa dalla meta, ci mettessimo a girovagare deviando e allungando il percorso. Qual è il rischio? Che non arriveremo mai a destinazione.
Il gasolio è il tuo tempo.

Impara a gestirlo. Per il bene dei tuoi sogni.

lunedì 7 novembre 2011

Focalizza l'Obiettivo


Hai chiari gli obiettivi?
Li hai scritti?
Hai disegnato il loro "profilo" su un pezzo di carta?

Se non lo hai fatto, non ti sposterai un centimetro da sotto l'albero in cui hai trovato riparo.

Affideresti mai la realizzazione della tua casa ad un ingegnere che durante gli incontri non ti ha mai mostrato nulla: un progetto, un disegno, i materiali da utilizzare per le fondamenta, quelli per la muratura, per il risparmio energetico ecc.

E non venirmi a dire che ce li hai ben chiari in testa perché non funziona. Altrimenti dovresti fidarti dell'ingegnere...

Quindi?

Comincia da subito a scrivere. Parti dall'idea generale, poi descrivila nei dettagli, anche quelli più banali e disegna, traccia, definisci i particolari e vai...

I tuoi obiettivi sono traguardi. Scriverli è il punto da cui si parte. Il percorso è la tua strategia.

Non esiste gara se non c'è una partenza e un arrivo. L'atleta deve conoscere entrambi i punti e il percorso da fare per tagliare il traguardo.

mercoledì 2 novembre 2011

La Formazione è Crescita


Agire nella forma.
Modellarla, mallearla, come si fa con un blocco di pietra o di sabbia che, pian piano, colpo dopo colpo, mano dopo mano prende forma fino a diventare immagine, sogno, realtà.
E' facile per uno scultore, lo è ancora di più per tutti noi che non abbiamo la vocazione di agire nella forma della materia, ma nella forma della sostanza.
E la sostanza è il nostro essere!
Agire nella sua forma, vuol dire formazione, imparare, crescere in termini di conoscenza.
L'aggiornamento continuo è un must!
Si dice così per intendere che è un dovere a cui nessuno si può sottrarre se si ha la consapevolezza di non voler regredire.
Formazione vuol dire benessere.
Grinta, voglia di fare e fuoco negli occhi servono, ma non bastano, per emergere in un mercato così complesso com'è quello in cui ci riproduciamo.
La conoscenza, la formazione e la crescita sono indispensabili ai singoli ed ai gruppi, agli imprenditori e alle famiglie perchè, come canta Mengoni, tanto il resto cambia...

lunedì 24 ottobre 2011

Logo Sudest: Terzo Classificato


Quando è uscito il bando ho chiamato Emanuele e gli ho proposto di partecipare insieme. Come avviene sempre in questi casi, ci siamo visti e ne abbiamo parlato.
Quindi, abbiamo analizzato il bando, i requisiti e studiato una proposta.
Il risultato è riportato nell'immagine che vedi sopra.
Venerdi scorso hanno premiato il vincitore, la cui soluzione la puoi trovare cliccando qui.

Del nostro lavoro siamo rimasti più che contenti (di quello che ha vinto un po' meno), tuttavia voglio condividere con quanti leggono questo blog il nostro terzo posto pubblicando un estratto del lavoro consegnato.



INTRODUZIONE
Il progetto di marchio/logotipo realizzato attinge all'icona della Sicilia più famosa nel mondo: la Trinacria.
Si è voluto sottolineare graficamente la zona di riferimento (il Sud Est) omettendo le altre due gambe che tradizionalmente la racchiudono. Questo espediente rende la soluzione proposta estremamente efficace dal punto di vista della comunicazione poichè si evidenzia chiaramente che si parla di un'area della Sicilia. 
Questo è importante per sottolineare che è il Sud Est siciliano e non in altre parti del mondo. 
Altro punto di forza dell'utilizzo (parziale) della Trinacria è la forte riconoscibilità legata a questo simbolo in tutto il mondo.

SPECIFICHE GRAFICHE
L'icona, pur ispirandosi alla classica figura della Trinacria, presenta una sensibile stilizzazione che si può riassumere nei punti seguenti: 
    l'espressione del volto è resa più sorridente e giovanile; 
    le linee di costruzione sono state semplificate, inspessite e ridotte all'essenziale, al fine di sopportare forti riduzioni (come richiesto nel bando). 
    la gamba è stata ruotata e specchiata per creare la naturale prosecuzione della lettera "S" di cui fa parte. Inoltre la tibia in posizione orizzontale conferisce un senso di stabilità, non solo ottica, alla composizione trasmettendo la sensazione della affidabilità. 
CROMATISMO
Si è scelto di utilizzare due soli colori, uno chiaro e uno scuro. Ciò consente facilmente la trasposizione del logo nella versione in scala di grigi o monocromatica senza alcuna perdita di leggibilità e riconoscibilità. 
Il blu è un colore che comunica serenità, sicurezza e affidabilità. Inoltre è associato al mare, elemento caratterizzante del Sud Est di Sicilia.
Il giallo, nella tonalità scelta, ha una forte connotazione naturale. È il colore della pietra, del barocco locale altro emblema del Sud Est di Sicilia. Ma il giallo è anche il colore del grano simbolo e riferimento delle specialità enogastronomiche che la zona offre. 

LETTERING
Si è scelto il carattere "TRAJAN PRO" che si rifà alle antiche ed eleganti lettere scolpite sui monumenti romani. La scelta, oltre che per una motivazione estetica (si integra perfettamente con l'icona), risulta appropriata per la leggibilità grazie allo spessore pronunciato delle lettere specialmente nei tratti verticaleggianti.

POSIZIONAMENTO
Per rafforzare il logo, in termini di comunicazione, si è proceduto con lo studio del posizionamento.
Nel marketing territoriale il posizionamento è la sintesi di come si vuol far percepire un determinato luogo (o distretto in questo caso). Solitamente si cerca di concentrare l'essenza, in una o due parole, per essere colta facilmente e nell'immediato dal destinatario (in questo caso un potenziale turista/viaggiatore). 
“La Sicilia che sorprende” 
L'idea nasce soprattutto per incuriosire, in quanto ancora oggi, il Sudest non è una meta primaria, ma un luogo che si scopre per caso o perché è stato suggerito da chi lo ha visitato prima. 
Innanzitutto si precisa che la scelta di utilizzare come prima parola il termine “Sicilia” è legata al voler contestualizzare geograficamente il Sudest, che diversamente potrebbe riferirsi a qualunque regione o stato. 
Inoltre, proprio per le peculiarità che il Sudest offre - dal barocco al mare, dalla storia alla enogastronomia, dall'autenticità alle sue tradizioni folcloristiche ancora molto forti - si è voluto puntare sull'effetto “sorpresa” che può generare. Un fattore immateriale che incuriosisce e allo stesso tempo promette.


Ringrazio Emanuele Cavarra per aver investito il suo tempo in questo progetto e per aver accettato di mettersi in gioco... 

sabato 22 ottobre 2011

La Gestione della Conoscenza


Mi è capitato più volte di sentirmi chiedere il numero di telefono da aziende a cui mi sono rivolto per acquistare un bene o servizio: per esempio l’auto, l’officina per il tagliando, dal parrucchiere (non ridere!) e così via.

A chiederti il numero di telefono non c’è nessun male, vuol dire che c’è interesse nei tuoi confronti, che a te ci tengono e che vogliono chiamarti … ma quando ti viene chiesto più volte nel giro di poche settimane c’è qualcosa che non funziona.

I rapporti con i clienti non sono ben tenuti!

Il problema diventa veramente un problema quando le aziende di cui sopra che più e più volte ti hanno richiesto la stessa informazione, hanno un buon software di gestione.

Qual è il problema?
In realtà i problemi sono tanti e provo ad elencarne alcuni:

Che non sanno usare il software perché non lo conoscono.
Che i capoccia non hanno trasmesso ai propri collaboratori l’importanza del gestionale.
O peggio ancora, l’importanza che il cliente riveste per la loro aziende.
Che non esiste in azienda la cultura della conoscenza né tantomeno una gestione.
Che al cliente non si dà l’importanza che merita per il futuro dell’azienda.

La gestione della conoscenza è un problema serio che da sempre attanaglia le organizzazioni fatte da più di 2 persone. La difficoltà di distribuire la conoscenza è un dramma (e sottolineo un dramma) perché se mal gestita crea disagi ai propri clienti (disservizio) e ai collaboratori dell’azienda stessa. Deve essere capitalizzata, non in termini economici ma in termini valoriali. Ogni singola esperienza/informazione deve apportare valore al gruppo.

Non tutti possono fare tutto ma tutti devono poter sapere tutto.

La gestione della conoscenza dei clienti (meglio conosciuta come CRM) è una delle leve più importanti per il marketing. Soprattutto in periodi come questi (con le risorse centellinate), diventa l’unico modo per poter comunicare low cost, utilizzando tutte le informazioni possibili che l’azienda ha a disposizione.

Capitalizzare le informazioni vuol dire anche questo.

Puoi avere a disposizione i migliori strumenti. Puoi avere grandi idee, sogni e progetti ma se non li condividi con il tuo gruppo di lavoro rimarranno solo polvere al vento.

giovedì 20 ottobre 2011

Auguri.



Le parole di William Blake rappresentano perfettamente ciò che voglio augurarti per il 2012 e per il resto della tua vita:

Vedere il mondo in un granello di sabbia
e il cielo in un fiore di campo,
tenere l'infinito nel palmo della tua mano,
e l'eternità in un'ora. 


Nella foto il mare di Guccione, maestro nel saper tenere l'infinito nel palmo della mano. 

martedì 18 ottobre 2011

Messaggio a Tutti i Dipendenti


Mi viene facile scrivere questo post almeno per 2 motivi: il primo è perché non ho dipendenti ma solo collaboratori; il secondo è perché sono stato più volte dipendente e quindi ho vissuto in prima persona ciò che scrivo.

L’essere ripreso dal capo, ricevere un richiamo, farsi correggere, avere indicazioni è il minimo che può capitare quando si lavora per qualcun altro. È educativo, costruttivo e arricchisce senza impoverire qualcun altro.

La conoscenza è l’unica “materia” transitiva, quindi capitalizzatela e donatela sempre. Non temete che vi possano rubare la vostra specialità perché c’è una netta differenza fra tecnica e arte. La conoscenza è tecnica, l’arte è applicare la tecnica con il cuore. E ognuno ha il suo!

Il messaggio. C’è un momento preciso in cui il dipendente deve preoccuparsi ed è quando nessuno correggerà il suo errore. I suoi sbagli non saranno oggetto di nessuna discussione. Sono segnali chiari. Al capo non interessa più. C’ha rinunciato. Ha perso le sue speranze. Ha già cominciato a spulciare fra i curriculum della sua scrivania.

Quindi mostratevi sempre aperti. Siate delle spugne pronte ad assorbire conoscenza e se non state bene attuate il piano B. Il lavoro di un dipendente solitamente implica un impegno di 8/10 ore al giorno, per cui sarebbe opportuno che ognuno facesse qualcosa di piacevole, che renda felici, che dia soddisfazione e che al ritorno a casa abbia ancora tanta positività da distribuire…

lunedì 17 ottobre 2011

La Velocità nel Fare


Benvenuti nell’era in cui tutto (s)fugge, corre. È l’era dell’accelerazione.
Se sei un’impresa è impensabile fermarsi. Impossibile.
Per cui è importante che tu decida con più celerità. Agisci immediatamente. Non aspettare invano.
Ma Non Improvvisare! A T T E N Z I O N E !
Ogni attesa genera un’azione ritardata.
Corri. Fallo almeno il doppio se sei già di corsa.
Il punto non è semplicemente arrivare. Ma arrivare prima degli altri.
Siate Agili!
È necessario rinnovare e rinnovarsi: tutto, tutti, dappertutto e incessantemente. Chi non ha la capacità di rinnovarsi è destinato a rimanere ai margini.
L’unica certezza è che l’improbabile diviene possibile e l’inimmaginabile ci sta camminando vicino.

Attenzione. La Velocità è un requisito indispensabile solo per l'impresa.
Nel territorio della Velocità è possibile Vivere Lentamente. Anzi, è un dovere per il senso del gusto, è uno stile di vita, e da qui è nato un altro progetto. Ma questa è un’altra storia.

sabato 15 ottobre 2011

Umili, ma Unici, Speciali e Diversi


L’Artista ha sempre una sua visione. Unica. Speciale. Diversa. Guarda tutto da una prospettiva tutta sua. Che solo il suo punto di vista sa interpretare. Che solo il suo sguardo sa cogliere.
L’Arte risiede principalmente nella capacità (dell’Artista) di mettere in relazione (o connettere) ciò che vede con le azioni delle sue immagini (la sua immagin – azione).
Senza badare al resto: critiche, opinioni, giudizi.
Artisti si può anche diventare. È una questione di esercizio e allenamento. Di perseveranza, modestia e umiltà.
Per questo è probabile che quante più critiche, demolizioni, stroncature riceveranno le vostre idee/progetti/visioni tanta più probabilità avranno di essere uniche, speciali e diverse: caratteristiche indispensabili per raggiungere il successo.

Nell'immagine: un olio di Angelo Frassina

venerdì 14 ottobre 2011

La Visione è Pura Immaginazione


L’ho scritto nel post precedente ed è verissimo. L’immaginazione è alla base di una grande Visione.
Le idee nascono proprio dalle immagini che elaboriamo come frammenti di una realtà ipotetica e ideale.
Generare idee è immaginare nuovi scenari.
Descriverli poi nei dettagli e rappresentarli come tanti petali su un foglio di carta è il primo passo per disegnare un futuro possibile.
L’immaginazione nasce da stimoli - interni ed esterni - che arrivano da ogni angolo e con ogni mezzo. 
Bisogna saperli cogliere, prenderli al volo. Per questo è necessaria una certa predisposizione, un’impostazione mentale che trova la sua ragione di essere nella voglia di migliorare la realtà (macro). 
Questo passaggio si basa sull'attitudine di trasformare gli input immaginati in (micro) obiettivi precisi. Per ogni micro obiettivo è necessario trovare i punti di relazione per poi metterli in comunicazione e farli interagire… fino a quando i singoli petali si ricompongono nel fiore immaginato.
Fondamentale è il fattore tempo.
Quanto ne necessita ogni obiettivo? Quanto bisogna dedicarne a ciascuno?

giovedì 13 ottobre 2011

Grazie Anche per Questo, Steve Jobs.


In quest’ultima settimana grazie a Steve Jobs si è parlato anche di "altro". 
Non solo delle sue invenzioni che io chiamerei migliorie, dato che alla fine non ha inventato niente ma migliorato/reinventato e reso alla portata di tutti prodotti che già esistevano (computer, walkman, smartphone, touchpad e presto anche televisori).
Ma si è parlato della sua Visione. Del suo essere Visionario. Della sua capacità di vedere prima degli altri. Di essere riuscito a disegnare il futuro dell’umanità in termini consumistici.
Essere Visionari, per molti vuol dire non avere i piedi per terra.
Perché, secondo te, per fare grandi cambiamenti occorre avere i piedi per terra?
È proprio su questo che mi voglio soffermare. Sul concetto di Visione.
Siate Visionari!
La Visione è pura immaginazione. È ricerca. È un lavoro di fantasia. È un viaggio cerebrale verso mete desiderate. La Visione è il sogno.
La Visione è un progetto in cui è scritto, sotto forma di obiettivi, ciò che può diventare possibile. Per essere concretizzata ha bisogno di persone. Non di una, ma di un gruppo che la condivida e la sposi come ragione di vita. Di un gruppo di persone che si rispecchi nei suoi valori, nelle sue aspettative, nelle emozioni che è in grado di trasmettere.
Si può essere Visionari in solitudine, ma per Realizzare occorre necessariamente essere in Gruppo.
La chiave sistemica apre tutte le porte, compresa quella del cambiamento.

venerdì 30 settembre 2011

Zagara Nera: Una Storia da Raccontare


Tutto è cominciato un anno fa, a settembre, con l'avvio di un progetto di collaborazione con Enzo Antoci, proprietario del ristorante Barbecue e della pasticceria Cremia. Fra gli obiettivi prefissati anche il lancio di un nuovo prodotto. Ci vuole passione per farlo in un periodo come questo ed Enzo, per fortuna, ne ha da vendere.
In questo post tralascio volutamente i dettagli tecnici per romanzare un po’ la storia.
L’idea di base era inventare una nuova torta, una storia di ingredienti semplici ed autentici capaci di dargli una forte personalità. 
Da qui alcune sperimentazioni intorno a tre elementi di base: il cioccolato, la ricotta e l’arancia.
Era Novembre e dopo i primi tentativi, la torta cominciava a prendere forma. Non aveva ancora un nome, per questo tutti la chiamavamo l’Innominata.
Dopo un paio di settimane di "prove interne" era necessario testarla, per cui servendoci dei clienti del ristorante, abbiamo cominciato a servirla offrendola come omaggio della casa a fine pasto. Il nostro intento era sapere il loro parere, le loro impressioni e come l'avrebbero chiamata. Per cui attraverso un questionario gli abbiamo chiesto le loro sensazioni, i giudizi sugli abbinamenti e quale nome li ispirava.
Dopo aver raccolto ed elaborato più di cento pareri validi, abbiamo apportato delle variazioni tecniche al prodotto: è stato alleggerito di alcool, scaricato di zuccheri e arricchito di una glassa di cioccolato fondente a specchio. Non solo. Grazie ai suggerimenti dei "degustatori" abbiamo stilato una serie di nomi, fra cui quello scelto, coniato da una cliente veramente ispirata. Così è nata Zagara Nera.
Quindi, insieme ai ragazzi di Kreativamente, abbiamo cominciato la ricerca grafica. Lo studio del logo, del packaging e della campagna di lancio.
Il primo passo è stato fatto lo scorso giugno, spedendo un’informativa a quanti hanno compilato il questionario, ringraziandoli per aver contribuito alla realizzazione della torta e pre invitandoli alla presentazione ufficiale di settembre.
A chi ha coniato il nome, invece, oltre all’invito personalizzato, gli abbiamo recapitato una torta con i dovuti ringraziamenti.
E adesso che siamo a fine settembre, dopo quasi un anno di lavoro e la collaborazione di tante persone, siamo pronti per il lancio.
Sabato Primo Ottobre alle 19 al Palapianetti di Ragusa ci sarà la presentazione ufficiale con una mega degustazione.

Lasciati tentare anche tu.
Zagara Nera ti aspetta.

Un ringraziamento di cuore a quanti sono stati coinvolti nel progetto.
Salvatore Occhipinti e Enzo Antoci, i pasticceri.
Claudio Licitra, Maria Angela Guastella e Tiziana Antoci, per aver “corrotto” i clienti del Ristorante.
Giovanna Raniolo per aver coniato il nome.
Emanuele Cavarra e Elvira Di Mauro per aver impreziosito la torta con la grafica.
Fabrizio Lonatica per averci ospitati al Palapianetti.
Viviana Sammito per essersi prestata anche al ruolo di presentatrice.
Grazie a tutti i clienti del Barbecue che hanno assaggiato la torta e poi compilato il questionario.
A tutti i ragazzi e le ragazze che hanno prestato anche un solo istante del loro tempo per la riuscita dell'evento.