lunedì 28 febbraio 2011

Il Potere delle Scelte


Ho intitolato così questo post, perché l’unica cosa che non dobbiamo mai smettere di pensare è che ogni scelta dipende da noi, dalla nostra volontà.
Eh già! Quante volte lo hai sentito, quante volte te lo hanno già detto, ma non c’è più sordo di chi non vuol sentire!
Non facciamoci possedere dall’abitudine e neanche da chi è là fuori che aspetta di darti un consiglio, un suggerimento, o la solita pacca sulla spalla accompagnata dal solito “visto era come ti dicevo io”.
I giorni non passano ma arrivano. 
E quando ne arriva uno, porta con se sempre nuove opportunità.
“Ogni giorno è una nuova opportunità per scegliere. 
Scegliere di cambiare la propria prospettiva.
Scegliere di premere l’interruttore nella propria testa, accendere la luce e smetterla di agitarsi per il dubbio e l’incertezza.
Scegliere di fare il proprio lavoro ed essere liberi da distrazioni.
Scegliere di vedere il meglio in ognuno e di evidenziarne il peggio.
Scegliere di essere un raggio laser orientato sul proprio scopo o un inutile fascio di luce senza direzione che non serve a nulla”.
Per queste parole ringrazio Ishita Gupta.

mercoledì 23 febbraio 2011

Dimostra Quanto Vali



Quando un’azienda è disposta ad assumerti, sceglie se farlo a tempo determinato, indeterminato, per un singolo progetto e così via.
Per un periodo di tempo variabile ti acquista.
In un certo senso è la stessa cosa che fai tu quando vai in un negozio di abbigliamento, di elettronica o di telefonia, quando ti serve qualcosa: scegli, prendi, paghi e usi.
Solo che nel primo caso c’è un imprenditore che acquista un uomo, nel secondo un uomo che acquista un prodotto.
Alla base di entrambi c’è la necessità di soddisfare un bisogno.
Cosa succede se il tuo negozio di riferimento aumenta i prezzi rispetto alla concorrenza?
Oppure, cosa succede se il collaboratore chiede un aumento di stipendio?
Semplice, fin quando il negozio troverà degli acquirenti disposti a pagare di più vivrà senza problemi e tu, se quel negozio ti offre solo “il prodotto”, lo sostituirai con il suo concorrente che offre lo stesso prodotto a meno.
Fin quando il collaboratore è un elemento sostituibile, come un bullone, un perno, l’imprenditore non gli concederà mai un aumento, anzi farà in modo di trovare presto un suo sostituto disposto a fare lo stesso lavoro anche per meno.
In sostanza, ognuno sceglie come spendere i propri soldi!
Ma non è esattamente così che funziona. Ci può essere un’altra visione delle cose.
Infatti, se per il lavoro che ti hanno offerto, quello per cui ti pagano, metti a disposizione, oltre al minimo indispensabile (quel poco che basta per renderti sostituibile), anche la tua PERSONALITA’ che è il risultato di una molteplicità di fattori, forse puoi cominciare a far capire che sei davvero UNICO e SPECIALE.
Questi fattori sono innati e sono presenti in tutti. Sto parlando di mettere al servizio il tuo intuito, di prendere l’iniziativa, di saperti relazionare anche in situazioni non lavorative, di essere RESPONSABILE, che non è una parolaccia ma “partecipare” fornendo Risposte Abili (respons-abilità).
Cosa fai di tutto ciò?
Se con il lavoro offrirai tutta la tua PERSONALITA’, l’azienda non ti abbandonerà mai, non cercherà di sostituirti, perché non lo potrà fare in quanto non sei più un bullone o un perno facilmente rimpiazzabile. Il tuo lavoro non sarà più una merce acquistabile ovunque, ma il VALORE UNICO su cui poter contare.
La stessa cosa vale per il negozio di abbigliamento, di elettronica o di telefonia. Se, oltre al prodotto, ti offrono ciò che non gli hai RICHIESTO, sorrisi, garbo, relazione, partecipazione, rispetto e gioia, probabilmente sarai ben felice di pagare poco di più rispetto a chi ti fa risparmiare qualche euro.
Perché acquisti godendo, sei felice per come hai speso i tuoi soldi e per tutto quello che hai ricevuto, oltre a ciò che hai comprato.
Al centro di tutto ci sei tu, soltanto tu con la parte di te più pura. Quando questa viene a mancare diventi sostituibile, come un bullone o un perno. Se non ti senti unico, irrinunciabile è arrivato il momento di crederci e mostrare quanto vali veramente.

lunedì 21 febbraio 2011

La Moda Non è più di Moda



Il rapporto con tutto ciò che prima veniva percepito come “di moda”, oggi appare profondamente cambiato. 
Ci troviamo a vivere in un sistema di oggetti che non comunicano, che non ci stupiscono più ma che s’impossessano di noi abituandoci ad una passività consapevole. 
È un’esagerazione, forse si.
Ma forse no. 
Infatti, non possiamo negare che questa tendenza “all’abitudine” ruba spazi di mercato coinvolgendo sempre più i consumatori.
La qualità degli oggetti, il design, il loro valore è standardizzato, omologato. Ne ho già parlato anche in questo blog.
E queste similitudini – seppur rendono qualitativamente buoni la maggior parte dei prodotti - non sono più essenzialmente necessarie a creare valore.
Ciò che conta è la sfera dell’emotività: quali sensazioni un prodotto è capace di suscitare, quali relazioni l’oggetto è in grado di instaurare e quanta comunicazione un servizio può innescare con il suo destinatario.
In sostanza, quando pensiamo a un nuovo prodotto o servizio, è necessario disegnare un progetto che sensorialmente colpisca la sfera dell’emotività, perché, in un mercato saturo, chi riesce a emergere è
sempre quel qualcosa che fa titillare l'anima.

giovedì 17 febbraio 2011

L’Arte di Non Ricambiare i Regali


Io voglio regalarti la mia vita… così comincia una canzone che ho ascoltato e che oggi mi spinge a scrivere questo post.
Ma se io ti regalo la mia vita, tu con cosa ricambi?
Regalare qualcosa è sempre un evento. Un momento unico in cui l’emozione di un acquisto si trasforma in emozione per chi riceve quel dono.
Se poi il regalo è memorabile, il suo valore aumenta al di la di ogni riferimento economico che gli si possa attribuire.
Regalare per ricambiare è quanto di più falso ci possa essere in tema di doni.
Eppure è quasi naturale.
Se per il giorno del tuo compleanno ricevi qualcosa, fai di tutto per ricordatene al momento opportuno, per ricambiare.
Se ti invitano a cena, ti senti obbligato a portare il vino. E così via.
Ma che senso ha un regalo ricambiato? Vuoi per caso alleggerirti moralmente? Vuoi “sdebitarti”? Mi sembra che ogni plausibile risposta ricada nella sfera dell’egoismo.
Ricambiare un regalo come dovere annienta il piacere di fare e di ricevere. Perché comunque chi riceve un regalo ricambiato percepisce che non è un dono, ma una reciprocità.
Voglio esagerare.
A un amico doni il tuo tempo, a volte un regalo, un consiglio. A un “non amico” no, non regali neanche un sorriso.
Ricambiare un regalo per dovere equivale ad un rapporto con un “non amico”.
Abbiamo veramente bisogno di tutto ciò?
Impariamo ad accettare, a ricevere e a donare.
Chi dona è un comunicatore, un artista, perché lo fa con gioia. Gode nel dare, esattamente come chi carica un video su YouTube.
L’arte è una cosa rara e la rarità è portatrice di valore.

giovedì 10 febbraio 2011

Il Tempo Non è Solo Denaro


Mi chiedono in tanti cosa mi spinge a scrivere in questo blog.
Fra tutte le cose che fai, anche questo? E' la frase che mi sento ripetere.
In realtà non c’è un motivo ben preciso che potresti facilmente condividere e comprendere. Potrei spaziare dall’oceano alla luna, ma sono sicuro che qualunque cosa scrivessi non rappresenterebbe in toto la verità.
Per cui accontentati di leggere e di trarre spunto da alcune riflessioni se li ritieni condivisibili e interessanti. Scrivo solo per il piacere di farlo, per dare,  per ricordare e per ricordarmi.
E’ difficile immaginare che oggi qualcuno può donarti qualcosa, soprattutto se questo qualcosa è il suo tempo. Ma è così.
Il tempo non è solo denaro.
Il tempo è un’occasione.
Il tempo è vita.
Il tempo diventa materia, ma non solo. E quando scrivo sono felice perché so di donare un po’ della mia vita a qualcuno che la leggerà.
Anche la conoscenza è materia, può trasformare tutto. È una materia transitiva, forse l’unica che ti permette di arricchire una persona senza impoverirne un’altra. Infatti, puoi donare conoscenza a volontà e rimarrai uguale, non perderai nulla, non ti impoverirai. Non è come donare una penna o una matita, perché non appena lo fai, te ne stai privando.
Mi piacerebbe donare di più, perché quando lo faccio e sono capito, sento la felicità di chi riceve. Mi nutro del suo benessere momentaneo e mi dà una carica che nessuna parola potrebbe descrivere.
Ti invito a farlo, sono sicuro che migliorerai in tutto quello che dopo farai.

martedì 8 febbraio 2011

Da Consumer a Prosumer



A proposito di mercato, in senso lato, mi piace pensare all’evoluzione che il concetto di consumatore ha subìto nel corso degli ultimi decenni. Il passaggio più significativo, ancora sconosciuto alla maggior parte delle piccole imprese, vede i Consumer che diventano Prosumer. E cioè da “semplici” consumatori diventano “complessi” produttori di ciò che desiderano.
In questo contesto lo strumento di comunicazione, meno usato e più idoneo, è la relazione.
Relazioni tra azienda e collaboratori. Relazioni tra venditori ed acquirenti. Relazioni tra acquirenti e futuri acquirenti, tra sognatori e pragmatici. 
RELAZIONI che hanno il fine di unire da due a infiniti punti.
Ciò vuol dire che i VALORI nei quali le persone possono riconoscersi diventano indispensabili, da conoscere, da esplorare, da interpretare e da comunicare.
Diventano i riferimenti su cui contare.
In questo quadro, il coinvolgimento del consumatore è determinante, per cui il ruolo principale delle imprese, ciascuna nel proprio settore, è quello di essere degli esperti. Ovvero, dei portatori di conoscenza che svolgano un ruolo di “consigliatori” o di consulenti (se preferisci) in grado di individuare i desideri prodotti dal consumatore.
Ciò vuol dire che  le imprese hanno, innanzitutto,  l’obbligo di vivere il mondo dall’interno non come un “mondo a parte” ma come “una parte di esso”. Come degli utilizzatori con aspirazioni, desideri ed esigenze.

Grazie a Francesco Schianchi e alle sue lezioni.

martedì 1 febbraio 2011

L’Economia dell’Egoismo


Da circa un mese, con due amici, sto lavorando ad un progetto che ha lo scopo di creare una nuova domanda e il fine di colorare le nostre vite.
Siamo tre professionisti, ciascuno specializzato nel suo settore, che non hanno padroni o vincoli perché ognuno è libero. È indispensabile.  Direi anche altruista, dato che ognuno fa qualcosa per l’altro.
Non confonderlo con il lavoro di squadra, perché alla base non c’è nessuno che ci dice cosa e come farlo. Siamo semplicemente degli artigiani diversi e l’impegno di ciascuno è accettato dagli altri con riconoscenza e gratitudine, come un dono. C’è confronto e auto coordinazione.  
Mi trovo spesso circondato da imprenditori che pensano ai loro dipendenti come una squadra, che desiderano un team, ma ciò che vogliono sono solo marionette che eseguano gli eccessi della loro creatività. E non accettano proposte o fingono di ascoltarle ma alla fine fanno a modo loro. Egoisti.
La chiamerei economia dell’egoismo.
Questo, anche per introdurre il termine economia, che deriva da oikos e nomos e vuol dire la casa dell’uomo. La stessa radice del termine ecologia oikos e logos, la parola, i concetti, i contenuti della casa dell’uomo.
Non può esistere conflittualità tra economia ed ecologia, tra ambiente e risultati. L’obiettivo primario dell’impresa non deve essere il profitto (che rappresenta un mezzo) ma la soddisfazione dei bisogni dell’uomo (che rappresenta il fine).
Il profitto è una conseguenza.