domenica 20 dicembre 2020

Diversificarsi e cambiare le abitudini


Probabilmente la pandemia ci ha messo di fronte alla nostra vulnerabilità. 

Ogni evento catastrofico ci mette a nudo di fronte al nostro essere piccoli e solo quando siamo nel bel mezzo del caos ci rendiamo conto di quanto sia più facile vincere qualsiasi battaglia insieme a qualcun altro e di quanto sia più difficile, invece, farlo da soli.

Probabilmente è stato anche questo che ha stimolato alcune imprese locali a mettersi insieme per un’iniziativa che niente è, se isolata, ma che ben rappresenta la forza del fare rete.


Forse nessuna delle imprese coinvolte, da sola, avrebbe fatto un video di Natale: o perché non lo avrebbe pensato, o perché non avrebbe avuto le risorse per sostenere un investimento del genere, o per altri motivi che non sto qui ad elencare.

Quando invece è bastata una cabina di regia, un po’ di creatività, un giro di telefonate e la cosa è stata realizzata senza neanche tanti sforzi. 


È la logica sistemica, la forza del fare le cose insieme (a chi le cose le sa fare).


Non sono qui per scrivere che da soli non si va da nessuna parte e neanche che basta iscriversi ad una qualsiasi associazione, come ce ne sono tante, per risolvere i problemi che stanno vivendo i piccoli commercianti…


Oggi più di ieri è importante essere diversi e cambiare per primi le abitudini del proprio settore. 


Non serve a niente fare le cose solo perché qualcun altro le ha già fatte prima o perché gli altri hanno fatto sempre così. 

Con questo modo di agire non c’è speranza di sopravvivere. Bisogna riuscire a cambiare le abitudini (in primis gli imprenditori) solo così possiamo aver qualche speranza di ritagliarci quote di mercato e di cuore. 


Questo è il primo passo, poi occorre apertura mentale e predisposizione al gruppo, a unirsi, a mettere insieme le proprie specialità per fare un prodotto ancora più unico. La lezione si impara spesso sul campo e solo chi non fa non sbaglia mai.


sabato 7 novembre 2020

Il senso dell’ospitalità, due ingredienti “segreti”

 


Il senso dell’ospitalità è un insieme di cose, alcune oramai date per scontate. 

Per esempio è impensabile trovare oggi in un albergo, in un bed & breakfast o in un affittacamere una stanza senza bagno, un letto senza lenzuola e asciugamani, il wifi, il televisore o l’aria condizionata.

Sono tutti servizi che non vengono neanche più richiesti richiesti perché sono dati per scontati. 


L’evoluzione nel mondo dell’ospitalità ha portato sia le piccole strutture che quelle grandi a migliorarsi sempre più da questo punto di vista. Infatti, oggi è possibile trovare all’arrivo anche “amenities” inimmaginabili al momento della prenotazione.

  

Ciò che influenza l’esperienza del soggiorno è il rapporto umano che si instaura con lo staff dell’accoglienza o con il proprietario se si tratta di una piccola struttura. Se scatta da subito un'empatia, questa farà la differenza per tutto il soggiorno. E fin qui niente di nuovo, ma è opportuno ricordarlo.


Oggi, ad amplificare notevolmente l’esperienza di soggiorno, è il buon cibo. Possiamo tranquillamente dire che il senso dell’ospitalità è strettamente legato alla qualità dei piatti e delle pietanze provate nel luogo visitato. Ed è così anche per l’esperienza degli ospiti. 


Un’ottima colazione è diversa da una colazione banale. Un buffet ben preparato è diverso dalle merendine confezionate. Un servizio con cucina a vista, dove puoi ordinare ciò che desideri e averlo preparato apposta per te, è notevolmente diverso dal vasetto di marmellata tipo mensa militare.


Il senso dell’ospitalità riguarda tutte le imprese che lavorano nel settore dell’accoglienza.


C’è un altro ramo del settore che viaggia in parallelo ed è quello delle residenze per la terza età, comunemente chiamate case di riposo. 


Anche in questo caso ciò che fa la differenza è il senso dell’ospitalità sia del gestore, nel caso in cui si tratta di una struttura di piccole dimensione, che del management nel caso di una struttura più grande. 


Esattamente come per una struttura ricettiva tradizionale (bed and breakfast, affittacamere o  grande albergo), avere delle camere confortevoli con i servizi più comuni è alquanto scontato. Ciò che non è scontato è la gestione della ristorazione: dalla colazione alla merenda, dal pranzo allo spuntino pomeridiano, fino alla cena.


Sono dei momenti unici che devono essere gestiti per bene con un’organizzazione perfetta e prodotti di qualità che devono portare l’ospite a desiderare che quel momento della giornata arrivi il prima possibile.


È questo a fare la differenza. Il senso dell’ospitalità si basa sul rapporto umano e sul buon cibo. Organizzare una struttura ricettiva, di tipo alberghiero o residenziale, tenendo in considerazione questi due elementi è il primo passo verso il successo.  


P.S.: Aprire un residence per anziani potrebbe essere uno dei miei progetti per il futuro. Ultimamente ho cominciato a guardare al settore con interesse e ad analizzare alcune strutture. 

I loro punti di debolezza hanno ispirato la scrittura di questo post. 

D’altronde, come già scritto, in termini di esperienza, non trovo alcuna differenza fra un albergo e un residence per anziani. Cambia solo la tipologia di ospite, ma entrambe le strutture devono essere progettate intorno al senso dell’ospitalità. Questo farà la differenza fra le strutture eccellenti e quelle comuni che basano la loro politica gestionale solo sul prezzo. 

sabato 17 ottobre 2020

Cannolia, il cannolo caldo n.1 in Sicilia



L’idea di Cannolia, come si intuisce dal nome, è focalizzata solo sul Cannolo. Un solo prodotto ma fatto benissimo.


Raggiungere la perfezione per offrire un Cannolo eccellente, diverso da tutti gli altri, è la missione di Cannolia.


Inizialmente volevo solo aiutare Davide a sviluppare questo progetto. Poi, via via mi sono fatto trascinare e coinvolgere e ciò che doveva essere una collaborazione come tante è diventata una nuova impresa che ha come fine "semplicemente" quello di portare il Cannolo caldo n.1 in Sicilia, fatto a Scicli in giro per l'Italia e il Mondo.    


Come vedi, il segreto è che non ci sono segreti, così come nella realizzazione dello spot video che ti invito a visionare.



La legenda narra che alcuni secoli fa, in un convento dell’entroterra siciliano, alcune suore, per prendersi gioco dei loro ospiti, prepararono una cialda fritta dalla forma cilindrica avvolgendola in una canna per poi farcirla di ricotta. Una metafora perfetta, diventata negli anni un’opera d’arte dolciaria che la Sicilia ha esportato in tutto il Mondo, da tutti conosciuta come il Cannolo.


Il video si ispira a questa storia. Una giovane suora, come ogni giorno, si prepara per andare in chiesa e, dopo aver aperto il tabernacolo, rimane folgorata dalla presenza di un cannolo fumante. Le sue papille gustative iniziano a ballare, il ritmo si propaga in tutto il suo corpo fino a quando, all’improvviso, arriva il prete che non comprende cosa sta succedendo. La suora si scusa e scappa. Il prete incuriosito dalle reazioni della suora apre il tabernacolo e scopre anche lui il cannolo caldo n.1 in Sicilia.

 

Nessuna provocazione ma solo una storia ispirata dalla legenda e al New Pope di Paolo Sorrentino. Con l'aiuto di Andrea e Stefano di Casa33 e la collaborazione di Adriana e Corrado che si sono prestati al gioco è venuto fuori un racconto di fantasia in bilico tra realtà e immaginazione, trasgressione e dolcezza. 

giovedì 15 ottobre 2020

La miglior vendetta? La felicità



Perché mai dovresti cercare un orizzonte se non sai guardare oltre quel muro di pixel?

Non ci sarà un futuro all’altezza dei tuoi sogni semplicemente perché fai fatica a guardare. Nessuno ti ha insegnato come fare, ti manca l’alfabeto dell’osservatore.


La vita a scorrimento verticale è vita, ma se prima per sconfiggere la noia ti lasciavi trasportare dalla fantasia, oggi ti distrai solo con un dito che scorri su e giù su un display.


C’è chi vive credendo nel reddito di cittadinanza come soluzione, quando invece dovrebbe essere solo uno stato transitorio per evitare disagi e povertà.


Poveri e smarriti in milioni di pixel, in formule e algoritmi, incapaci di gestire una compostiera.


Quanta violenza sotto questo cielo, tra invidie e apparenze che ti fan sentire simile ai tuoi idoli. Uomini che uccidono altri uomini con una naturalità sorprendente. Tutti vogliono tutto per poi accorgersi che è niente.


La miglior vendetta? La felicità. 

Non c’è niente che faccia più impazzire la gente che vederti felice.


La base non pensa perché è vuota. Non ha strumenti per muoversi nella complessità che la circonda e trova negli slogan pane per i propri denti. Gli italiani sanno leggere ma non riescono a comprendere il senso delle parole (cit. OCSE). 

Bisogna ripartire dalle case, dalle tavole, dagli sguardi e dall’ascolto: la famiglia è l’origine della civiltà.



Ci sono delle citazioni prese qua e là, da Renato Zero ad Alda Merini, passando per Umberto Galimberti e Samuele Bersani. Le ho tagliate, cucite e remixate. Chi è stato deejay, lo sarà per sempre.


venerdì 9 ottobre 2020

Nove Ottobre



Lascia che ti chiami ancora, rispondimi

Lasciami rivedere i tuoi occhi accesi dopo una discussione 

I tuoi occhi di gioia dopo una soddisfazione 


Lascia che la mia mano possa trovare la tua, ruvida e ancora calda


E quegli occhi socchiusi, lascia che li dimentichi 


Prendimi per mano ancora una volta


Vediamoci fuori all’alba, come quando tu uscivi e io rientravo


Vienimi a prendere, anche se solo per un attimo


Rispondimi, solo per farmi sentire figlio.

venerdì 26 giugno 2020

La più bella del Mediterraneo


Arrivare in un locale e sentirsi porre la domanda “ristorante o pizzeria?” ancora prima di accomodarsi è la cosa più triste e inaccogliente che possa succedere.


La gente non è disposta ad accontentarsi. Se lo fa, la tua attività è destinata a morire. Di fame.


Dio è il primo servitore; lui serve gli uomini, ma non è servo degli uomini. Lo diceva Benigni ne “La Vita è Bella”. Ed è da qui che deve partire il turismo. Servire è l’arte suprema, il lavoro più nobile. Se non sei capace o non hai voglia di farlo devi cambiare settore. Non puoi lavorare nell’ospitalità. 


Il valore puoi cominciare a crearlo partendo da questa teoria.


Dobbiamo sviluppare la cultura del metterci al servizio delle persone che non è semplicemente quel senso di ospitalità che caratterizza il popolo meridionale che in tanti ci riconoscono. Questa è una forma di accoglienza, più vicina alle buone maniere che al fare ospitalità professionale.


La gente spende quando è felice. Ed è felice di spendere quando è ben servita.


Siamo circondati di tanta bellezza per la quale non abbiamo fatto nulla, anzi a volte abbiamo fatto solo cose che l’hanno imbruttita. Tuttavia non riusciamo a valorizzarla. Ci domandiamo ancora che ne sarà dopo Montalbano, cosa faremo dopo e così via, quando abbiamo fatto poco o nulla per valorizzare tutto questo ben di dio…


È nostro solo ciò che sta dentro le pareti della casa che ci ospita. Al di fuori non ci appartiene niente. 


Abbiamo solo due possibilità: valorizzare e valorizzare. 

Valorizzare vuol dire creare valore. E questo non si crea aprendo ristoranti, bar, paninerie o streetfood perché a 16 anni facevi il cameriere, a 20 eri alla cassa e a 24 ti sei autoproclamato uomo di grande esperienza. 

Valorizzare vuol dire trasformare un prodotto o un servizio in valore economico. 


Perché la gente deve venire in Sicilia? 

A questa domanda l’assessore regionale ha risposto: perché è un’isola felice! 

Come possiamo pensare al futuro con gente come questa? 


Le istituzioni dovrebbero avere più rispetto per il turismo. Dargli più importanza nei capitoli di bilancio e considerarlo come un settore primario a cui aggiungere e non sottrarre, come invece capita spesso, facendolo diventare l’ultima ruota del carro.


Studiate e viaggiate prima di amministrare o di improvvisarvi imprenditori. 


Prendiamo esempio dai migliori, impariamo atteggiamenti e tecniche diverse, ritorniamo e applichiamo.

Se continuiamo a parlare solo fra noi non miglioreremo mai. Non ce la possiamo cantare e suonare.


Prima di essere siciliani dobbiamo essere cittadini del mondo. Solo così possiamo cominciare a parlare di turismo.


P.S.: Il titolo del post è la promessa che vorrei fare al viaggiatore e glielo vorrei poter dimostrare, rendendolo felice della sua scelta. Altro che isola felice.

sabato 6 giugno 2020

Fino alla porta


È esattamente quel momento, quel preciso istante in cui tutto sta per diventare buio e tu sei lì pronto a mollare perché tutto sembra prendere una strada completamente diversa da quella che avevi immaginato o forse sognato. 

È in quel momento che devi tirar dritto e andare avanti, a cuore aperto, con gli occhi gonfi, senza sapere chi potrai incontrare, con lo stomaco in gola e tra i pensieri tutte le raccomandazioni che ti avevano fatto, le gufate che avevi schivato.

Può sembrarti una boa che ti invita a ritornare, ma non lo puoi fare, non devi neanche voltarti per sapere se c’è ancora qualcuno che ti segue o se sei rimasto solo come un’anima davanti alla porta dell’inferno. 

È proprio questa la bellezza. Un misto fra ignoto e stupore, di paure e tentazioni.

Ed è proprio ora che può cominciare la festa. Adesso è il momento delle idee. Se un’idea è vincente non potrà mai saperlo né il tuo migliore amico né la persona più fidata. Solo il tuo cuore può dirtelo e sarà lui ad accompagnarti fino alla porta, a farti tirare giù la maniglia, entrare e scegliere se divertirti, far divertire o fare il cameriere per gli altri. 

venerdì 15 maggio 2020

Le regole del gioco sono cambiate


In Italia negli ultimi decenni stiamo giocando con le stesse regole. Un paese che non riesce a svecchiare i suoi contenuti, le sue leggi, il suo modo di operare, non potrà mai progredire. 

Le nuove e le vecchie leve si adagiano su ciò che è stato fatto senza riuscire a essere parte attiva del cambiamento che c’è bisogno.

Tutti siamo concordi che è cambiato tutto: il modo di comunicare, di vivere, di lavorare, di fare famiglia. 

È cambiato completamente il mondo delle imprese. 
Oggi, sembra strano scriverlo, ci sono molte più opportunità di business rispetto a ieri. Basta guardarsi intorno e con poco, se sai progettare e trasformare le idee in azioni, puoi realizzare un’impresa senza grandi investimenti. 

Ci sono molti più investitori che in passato pronti a finanziare progetti interessanti. È questo paese che scoraggia chi è capace di produrre. Sono cambiate le regole del gioco e chi pensa di poter lavorare (anche da dipendente), come si lavorava solo 10 anni fa, fallirà o non troverà occupazione.

La società liquida non è solo una teoria da manuali. È la realtà che ci circonda.

Se pensi ancora che la fortuna sia la base per fare ogni cosa è solo un alibi a cui ti appigli perché ti mancano dei pezzi. Oggi il sinonimo di fortuna è relazioni. Avere fortuna è avere belle relazioni. Se non ne hai, puoi considerarti sfortunato ma sii consapevole che questa è una condizione che puoi cambiare.

Ti hanno detto che la fortuna è quando si incontrano opportunità e preparazione? 

In parte è vero, ma stai sicuro che le relazioni, oltre a decretare il successo o meno di un’attività, sono indispensabili per competere nell’attuale scenario di mercato che è cambiato completamente. 

Ciò che chiami crisi in realtà è un’altra cosa a cui non ti sei ancora abituato e non hai accettato. Per questo continui a pensare e progettare come si faceva dieci anni fa.

Riscrivere le regole del gioco, fare reset e ripartire non sono compiti che possiamo svolgere noi direttamente. Per questo eleggiamo dei rappresentanti dai quali puntualmente non ci sentiamo rappresentati, basta guardarsi intorno. 

Amministrare è difficile, ancora di più quando ti scontri con le vecchie logiche di sistema, quelle regole del gioco che andrebbero riscritte. 

Occorre un cambiamento che passi prima dai cittadini e dalla loro consapevolezza. Temo che questa consapevolezza manchi del tutto. Ed è da qui che bisogna partire. 

Purtroppo non c’è nessuno in questo momento che può rappresentare il salvatore: questo Paese lo salvano i cittadini che non cascano nella trappola “fascisti-comunisti”.
Alcuni ci hanno provato ma sono rimasti invisibili. A loro chiedo scusa se si sono sentiti ingiustamente chiamati in causa. Altri, come Bonnie e Clyde, continuano a mangiare sulle tavole della gente che aspettano il ritorno di Silvia o le lacrime di Teresa per avere qualcosa da dire.

Non sono nessuno per giudicare, ma qui sono a casa mia e se ti va, puoi leggere tutto ciò, anche solo come una lucida richiesta.

martedì 28 aprile 2020

La strada che ci aspetta è tutta da inventare


Senza prendere l’aereo, in una sera di aprile, mi sono ritrovato in Cile alla ricerca di un sole, di un vento e di una nuova pioggia. Destinazione Buenos Aires, senza scadenze e con la voglia solo di pedalare.
Si parte, concentrato verso la meta e una precisa rotta. Un bagaglio essenziale, ricordi, pensieri da elaborare e nel cuore l’Italia. Penso alle mie ragazze, ai miei amici.
Il dito sulla cartina scorre verso sud, mentre il vento accarezzandomi la schiena diventa mio amico e mi accompagna.
Che cos’è più triste di un treno? Ha una sola strada, una sola voce. Anche un uomo è una cosa triste se crede che il tempo è concluso (P. Levi).  

Inventarsi una strada, forse, è la nostra vera missione. Non siamo nati solo per adattarci.
E d’improvviso l’oceano, il grande blu, l’immenso.
Puoi fuggire sempre da ogni condizione. 
La tua venuta al mondo è un dono, tocca a te comprenderne il senso e inventarti una strada.
Il sole bacia ogni porta e con il grano fa miracoli (P. Neruda).

La mattinata fa la giornata. Strada dritta, deserta e vento contro. 
Poi, stanco s’addormenta e uno stupore prende le cose, come dopo l’amore (A. Bertolucci).
Un orizzonte costante. Morire serve anche a rinascere (Brunori). Chissà! 
Il succo delle pesche appena raccolte dopo un giorno di pedali ha il sapore più buono del mondo. 
Questo mondo è un miracolo perfetto e solo per questo dovremmo amarlo di più.
Dimenticare le maleparti, ripulirsi dall’odio che la vita ci presenta solo per crearci gli anticorpi. 
Ci guarderemo fraternamente. Io sarò migliore. Larga come l’andare d’un fiume grande, ci capiremo con l’albero e col seme, capiremo l’insetto e la grandine. Voglio essere il mondo e sentirmi a casa nel cosmo (M. Gualtieri).

All’infuori di me il dolore non è niente.
Grazie alla vita che mi ha dato tanto. Mi ha dato il cuore che batte forte quando vedo il frutto del cervello umano, quando guardo il bene lontanissimo dal male, quando guardo in fondo ai tuoi occhi chiari (V. Parra).

Abbiamo perso il contatto con la natura. Così come abbiamo perso le domande. In quanto esseri umani dobbiamo vivere la natura e non idealizzarla. È per questo che ne stiamo perdendo il contatto. 
Silenzio, sabbia e oceano fino alla prossima capanna, al prossimo pasto, alla prossima edicola. Vivere senza malinconie e senza rimpianti. Ridere delle follie del mondo. La tua vita è tua e non lasciare che le intemperie possano fermarla. Lascia che si scalfisca e porta nei ricordi ogni solco, come fosse un autografo di Dio. 
Stai in guardia, ci sono delle uscite. Da qualche parte c’è luce. Cogli le occasioni. Non puoi sconfiggere la morte ma puoi sconfiggere la morte in vita, qualche volta. E più impari a farlo di frequente, più luce ci sarà (C. Bukowski).

Quaranta gradi e le pozzanghere d’acqua in lontananza sono solo un’illusione ottica, quasi psichedelica. L’asfalto scorre dritto, troppo dritto. Sembra una spada infinita caduta dal cielo. Due linee laterali che convergono in punto di fuga. 
Poter scegliere è davvero una gran fortuna. 
Tu che sei in viaggio, non sei su una strada. La strada la fai tu andando. Mentre vai si fa la strada e girandoti indietro vedrai il sentiero che mai più calpesterai. Tu che sei in viaggio, non hai una strada ma solo scie nel mare (A. Machado).

Ogni doganiere mi è sempre sembrato un messaggero di Dio. Uno pronto a giudicare in base al tuo passato se puoi passare dall’altra parte oppure no. Il lasciapassare è una raccomandazione per privilegiati riconosciuti. Quella sensazione da clandestino la provo in ogni frontiera. Più sali la montagna e più ti manca l’aria. Basta davvero una bici per andare in capo al mondo. Non c’è montagna più alta di quella che non scalerai. La strada può interrompersi ma non finisce mai. Finisce tutto quando perdi la speranza. 
Gli amici veri non li perdi mai. Se succede è perché non sono amici ma gente di passaggio. Un amico non ti tradisce mai. Può raggiungerti in viaggio. Può aspettarti alla stazione anche per anni. Un amico vero, quando lo trovi, non lo perdi mai. 
Se la strada non c'è, la costruisco mentre procedo. Da qui in poi, storia. Storia non come passato, ma come tutto ciò che è (Ko Un).

Il viaggio ti dà sempre delle risposte. Quando meno te l'aspetti arriva un passante con cui parlare. È questa la bellezza del mondo. Che ha sempre delle risposte. A volte sono le domande che ci mancano.
Strade sterrate e ogni giorno case diverse, gente diversa di ogni colore.
Bambina mia non avere paura. Non credere a chi dipinge l’umano come una bestia zoppa e questo mondo come una palla alla fine. Non credere a chi tinge tutto di buio pesto e di sangue. Lo fa perché è facile farlo. Noi siamo solo confusi, credi. Siamo ancora capaci di amare qualcosa. L’amore è il tuo destino. Sempre. Nient’altro (M. Gualtieri). 

Ogni cactus sembra avercela con me. Sua maestà il sole e quelle nuove montagne sono il mio pensiero di oggi. È davvero misterioso come il corpo riesca ad adattarsi a tutte le situazioni. 
Il colore marrone della terra che tocca l’azzurro del cielo mi fa pensare allo spirito e a quanta poca importanza oggi gli riserviamo. L’odore dello spirito è intenso e quando lo riconosci non lo dimentichi più. Ormai so distinguerlo e mi piace identificarlo come l’odore della vita che parte. 
Sono venuto a guardare il mondo da dentro e ad amare le cose semplici, il patrimonio unico degli uomini. Non sono venuto per deridere la morte (J. Carrera Andrade).

Che fortuna nascere in questo pianeta. Distese di sale sotto un sole cocente riflettono tra il cielo e le montagne. Dopo ogni salita può esserci un’altra salita, ma prima o poi la discesa arriva sempre. 
A ogni traguardo un abbraccio perché le vittorie son più belle se hai con chi condividerle. 
Adelante, fra piantagioni di tabacco, una pioggia improvvisa e in testa il prossimo viaggio. È una vocazione terrena, anche se ancora Buenos Aires è lontana.
Ogni giorno un pianeta diverso. La strada scorre e non ho capito se ho voglia o paura di arrivare. La stanchezza mi fa pensare all’arrivo ma il cuore è consapevole che non ritornerà su questa via, non riproverà questa stessa emozione.
Una nuova mattina scivola tra i campi di grano e un orizzonte sempre più vicino. Il caldo sembra uno scherzo e pian piano avanza fino a diventare irreale. 
Scomparirà il denaro, torneranno le conchiglie. L'umanità sarà poca, meticcia, zingara e andrà a piedi. Avrà per bottino la vita, la più grande ricchezza da trasmettere ai figli (E. De Luca).

Pioggia fitta, sottile sottile e vento contro. Ascoltarsi e capire da soli ciò che abbiamo bisogno. Mai essere dogmatici. Quando viaggi guardati sempre intorno. 
Son belle le città dove sopravvive una cultura popolare forte. A tratti mi sembra Napoli e invece sono a Corrientes, la strada che non dorme mai. Benvenuti a Buenos Aires, dove le madri non si sono mai stancate di aspettare.
Non so cosa mi porterà questo viaggio. Ti offro quel nocciolo di me stesso che ho conservato, in qualche modo – il centro del cuore che non tratta con le parole, ne con i sogni e non è toccato dal tempo, dalla gioia, dalle avversità (J. L. Borges).

Viaggiare ti mette coraggio. Si vive una volta sola. 
Di un viaggio non puoi ricordare tutto. Ricordi i momenti che ti sei conquistato a fatica. 
E con Borges si conclude questo viaggio tra il Cile e l’Argentina: Qualsiasi destino per lungo e complicato che sia consiste in realtà di un solo momento e il momento in cui l’uomo sa per sempre chi è.

Non mi lasciar dormire, non darmi pace! Allora conquisterò il mio regno, nascerò lentamente (J. Cortázar).

Questo post è totalmente ispirato al viaggio in bici tra Cile e Argentina di Lorenzo Jova Cherubini intitolato “Non voglio cambiare pianeta”. Puoi vederlo su Raiplay. 

Si può viaggiare anche con i racconti degli altri, con la fantasia, leggendo e guardando la tv. A volte non è necessario spostarsi fisicamente in un luogo, soprattutto in tempi come questi.

Viaggiare è quel verbo che muove la conoscenza, apre gli occhi e sposta le coscienze alla ricerca di una forma sempre nuova di felicità. 

sabato 4 aprile 2020

La libertà non è di nostra proprietà


Per anni ci siamo illusi di poter conquistare la libertà, scegliendo e facendo, per non sentirci prigionieri di nessuno.
Mi sembra ovvio, e questi giorni ce lo stanno dimostrando, che se vuoi abitare il mondo che ti ha visto nascere, non puoi essere libero.
La libertà è partecipazione? Avevamo trovato una definizione in cui accomodarci e con Gaber ci eravamo illusi che quella era la via, ma oggi si è vanificata.
Tuttavia, questo non può essere un motivo per immobilizzarci e non reagire. Anzi. 
Visto che la libertà non può essere universale, è compito di ognuno cominciare a prenderne i frammenti che fino a oggi abbiamo conosciuto, ricomporli e cominciare a ricostruire.
Prendiamo spunto da chi ci ha preceduto e facciamone un esempio da seguire. 
Questa non è stata la prima pandemia e nemmeno la più importante che la storia ci ricorda. 
Facciamo come Noè che dopo il diluvio ricostruì un futuro completamente nuovo.
Non possiamo salvarci da soli, ha detto il Papa, anche se la Bibbia ci ricorda che in paradiso si entra uno per volta.
Un albero, un uomo, una donna si giudica solo per i frutti che è capace di generare e non per il colore delle foglie o della pelle. Se generi frutti sei salvo, se sei sterile sarai condannato.
Se hai paura della vita sarai dannato. 
D’altro canto, noi non siamo niente se non in relazione all’altro.
Questo isolamento forzato ci fa sentire la mancanza della relazione, di ciò che i francesi nella loro rivoluzione chiamavano fraternité.
Non può esserci relazione fra anime ma solo tra corpi.
La società prima del covid19 era suddivisa in tantissimi in cluster o nicchie. Oggi sembra che ci siamo tutti uniformati, allineati, accomunati. Tutti stiamo vivendo allo stesso modo in un’unica grande nicchia.
Probabilmente è da questo che dobbiamo ripartire.

venerdì 20 marzo 2020

Come andrà?



È molto faticoso ma si sa che la vittoria è solo per i più audaci. Se solo qualcuno c’è riuscito vuol dire che è possibile farlo. E se nessuno c’è riuscito, perché non dovresti essere il primo?
È questa la domanda che ti devi fare, piuttosto che quella del titolo.

Dipende solo da noi, come sempre, come in tutto.

Siamo chiamati ognuno ad avere una parte e la nostra piccolissima parte, se sommata a quella degli altri fa: prima casa, poi il quartiere, la città, la regione, l’Italia.

Per tutti quelli che, come me, pensavano di poter controllare tutto, da oggi abbiamo le prove che non può essere così. Possiamo scegliere di vivere, possiamo scegliere di fare ma non di controllare tutto. 

Ciò che possiamo controllare è solo una piccolissima parte di noi. Per il resto siamo bandiere, altro che vento! 

È questa la lezione che sto imparando in questi giorni.

Questo rallentamento obbligato non ci fa sentire neanche in colpa. Ed è ora che possiamo fare la differenza e dimostrare, prima di tutto a noi stessi che, anche se siamo bandiere, possiamo spiegarle come vele e farci spingere dal vento.

Come andrà davvero?

Da sempre la natura favorisce gli estremi. Non può esserci chance per chi resta in mezzo. Credevo che questa legge di Darwin si potesse applicare solo a certe cose e, invece, come la regola dell’80/20 di Pareto, è applicabile a tutto.

Se vuoi un consiglio scegli da che parte stare e non fermarti al centro. Scegli il tuo lato migliore, quello che più ti rappresenta. Preparati perché andrà tutto bene solo se sceglierai bene. 

Stare al centro della strada è molto pericoloso perché sei a rischio da entrambe le direzioni.

Ma c’è solo una cosa che, invece, devi mettere al centro. Per i giorni che verranno metti al centro la persona. Il design dei nuovi prodotti e servizi deve svilupparsi intorno alla persona, come essere sociale.

Siate curiosi come dei bambini. Cercate di guardare le cose come fosse la prima volta. Ripensatele e ridisegnatele come fossero nuove strade che collegano deserti.

Il tuo luogo ideale dev’essere la disconfort-zone. È lì che si accendono i fuochi.

Non avrei mai voluto scrivere la parola guerra, seppur in questi giorni, molti hanno parlato che siamo in trincea, che dobbiamo sconfiggere il nemico. A me sarebbe bastato affrontare la tempesta dal mare e invece sono usciti davvero i carri armati.

giovedì 20 febbraio 2020

Tutto torna



Dal primo all’ultimo battito è come se percorressimo un cerchio fatto da due linee parallele. Tutto torna.
Come fosse una strada a doppia corsia senza linea continua in cui puoi sorpassare quando vuoi, stando attento a chi viene dal senso contrario di marcia.
Nella prima corsia ci sei tu che percorri la tua direzione con ciò che hai previsto, o che qualcun altro ha previsto per te. 
Nell’altra ci sono le persone, gli amici, gli eventi che hai scelto di vivere.
Percorrendo la linea, in un senso o nell’altro, prima o poi, per forza di cose, ti troverai accanto o di fronte a ciò che ti eri lasciato alle spalle, nel bene e nel male.
È la vita, prendila come vuoi ma è così e non puoi sfuggire dagli eventi, dalle persone e dagli amici che ti sei scelto. Tutti tornano.
Bisognerebbe stare in silenzio, quando non si ha niente da dire, perché tutto torna.
"La vita non è mai banale. Banali possono essere gli sguardi che le dai"
Quando “inizi a essere posseduto dalle cose che possiedi” calerà il sipario sullo stato della felicità e comincerai a pensare che questa non è un diritto, ma una botta di culo.
Credo che la felicità sia un viaggio, una strada che scegli di percorrere. E torna, come tutto.

Che posto immagini di occupare nel cerchio? Ognuno di noi vale per ciò che fa e non per ciò che dice.

Rinuncia a tutto ma non a viaggiare. È il viaggio che ti fa scoprire. Ti mette a nudo davanti a te stesso. Ti trasporta per donarti nuove visioni dell’oggi che incombe come qualcosa in cui sembri predestinato senza sapere che invece sei tu il regista.

Se è vero che i viaggi si possono improvvisare è altrettanto vero che i compagni di viaggio si scelgono. Anche questo torna.

Il mio folle amore è la costante ricerca di un rumore. Quel rumore che pochi avvertono ma che per me è quella dolce sinfonia che accompagna la vita.

Quando il tuo folle sogno diventa anche il sogno di qualcun altro, forse hai imboccato la giusta strada che lo trasformerà in obiettivo. Torna tutto, prima o poi.

L’indole non si impara, la competenza si. Tutto torna.

Un altro. Qualcun altro. Alla base c'è sempre un altro. Ci sono solo le persone, coloro che possono sognare. 
Il capitale umano viene sempre prima di quello economico e senza il primo, il secondo non può esistere.
Il capitale economico è sempre una conseguenza. E torna, perché tutto torna.

Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare. (Paulo Coelho)

venerdì 10 gennaio 2020

Se balla lui, posso farlo anch’io. Non è proprio così!



Quante volte lo avrai pensato: se lo ha fatto lui perché non posso farlo anch'io, mio figlio o mia moglie? 
Che ci vuole?

Solo che non è proprio così!

Un paio di informazioni incoraggianti:

- La maggior parte delle imprese in Italia non supera il quinto anno di vita. 
- Un piccolo negozio su 2 chiude i battenti entro i 3 anni. 
- Secondo Confesercenti oggi rispetto al 2011 ci sono 32 mila negozi in meno. 
- Chiudono circa 14 attività al giorno.

All’origine del fallimento sempre le solite motivazioni che dopo i primi mesi (finito l’entusiasmo dei parenti stretti), emergono come funghi in autunno.

Purtroppo quando te ne accorgi è troppo tardi, la frittata è fatta, cerchi delle scuse ma sono alibi. La motivazione è una soltanto: prima di giocare avresti dovuto allenarti e prima ancora avresti dovuto imparare.

Di quante ore di allenamento avevi bisogno? Tante, ma ciò di cui avevi realmente bisogno era imparare un mestiere e prima ancora avresti dovuto studiare. Se non lo hai fatto - e non intendo affatto studi universitari o specialistici - fallirai irrimediabilmente.

Non sono qui per scoraggiare il buon intenzionato e neanche per venderti una consulenza. Credimi, non faccio consulenze e non è mia intenzione farne in futuro.

Il mestierante lo troverai con facilità, ma fai attenzione, il mondo oggi è pieno di consulenti ma è difficile trovare quello vero. È molto più facile consigliare che fare. Basta guardarti intorno, sui social, e il guru di turno è pronto a venderti le sue verità, la sua capacità di farti pensare positivo, quando non hai neanche le basi per leggere un conto economico o non sai distinguere la differenza tra fatturato e ricavi o tra ricavi e utile.

Oggi se non vuoi sperperare denaro non puoi permetterti di non conoscere. 

Il mondo è solo di chi sa leggere.

Se non impari a leggere la realtà, qualunque impresa farai, fallirà entro i primi cinque anni.

Ti ho scoraggiato?

Ti ho solo raccontato la mia esperienza e cosa ho imparato in questi anni, da quando ho deciso di non avere solo una parte nel film ma di dirigerlo, curando ogni singolo aspetto della mia azienda, esattamente come fa ogni regista con il suo film.

Puoi scegliere di recitare la tua parte. Io ho scelto di scriverla.

Da dove cominciare?
Hai provato a chiederti: per quale “parola” la mia impresa, il mio prodotto o servizio deve essere ricordato?

Definisci ciò che fai e cerca di posizionarti nella mente di chi dovrebbe acquistare ciò che produci come lo specialista di quella cosa.

Cerca di non pensare “se lo ha fatto lui posso farlo anch’io”. Non è la strada verso il successo perché essere notati sarà più difficile.

Pensa in grande, abbi l’ambizione di conquistare grandi mercati, ma agisci partendo da un’area geografica piccola, anche un quartiere se vivi in una grande città. 

È importante avere successo prima in un posto (anche piccolo) e poi puoi pensare di portarlo in altri.

Non pensare che delegare questi concetti ad un’agenzia esterna ti porti risultati.

Devi sapere cosa vuol dire posizionamento, come applicarlo e come farlo diventare l’oggetto dei desideri dei tuoi clienti. Se non sai come farlo, studia, leggi, informati, confrontati e poi nuovamente studia, applica, leggi, confrontati e sperimenta. Tranquillo che sperimentando farai meno danni dell’agenzia o del coach di turno che nella vita non ha fatto altro che giocare con il sedere degli altri.

Ciò che serve oggi in chi fa impresa è una maggiore responsabilità individuale: controllo dei numeri e delle azioni che portano flussi di cassa.

Il tempo dona maturità. Cerca di non avere fretta perché domani avranno più luce solo coloro che oggi sanno prendere decisioni giuste. Una decisione giusta potrebbe essere anche quella di non fare, perché non sei all’altezza. Fare a tutti i costi, perché se lo ha fatto lui lo puoi fare anche tu, è una cazzata.

Spesso non è importante trovare qualcosa che non c’è. Oggi c’è già tutto. Non esiste una cosa che non c’è, quindi, spesso la novità sta nell’arrivare prima che la concorrenza si consolidi.

Vince solo chi arriva prima.

Fra concorrenti potrebbe vincere chi riesce a posizionarsi meglio e prima per una caratteristica specifica di quel dato prodotto o servizio. Te l'ho anche sottolineato!

Ricordati che in qualsiasi impresa è sempre meglio essere in 2. Bisogna mettersi sempre in discussione. È facile avere ragione, se si è da soli. Più difficile averla con il consenso di un’altra persona. 

Come per lo scrittore che ha sempre bisogno di chi revisiona la bozza, anche nelle imprese è necessario avere un punto di vista diverso con cui mettere in discussione l’idea, il prodotto o il servizio. O semplicemente correggere i refusi.

L’idea che funzionerà sarà la più ovvia, la più semplice che ti poteva venire in mente. Quanto più è complicata tanto più non funzionerà.