giovedì 20 gennaio 2011

Gli Operai della FIAT sono degli Artisti mancati



Questo post vegeta nel mio desktop da quasi una settimana. Lo pubblico o non lo pubblico… ogni giorno la stessa domanda. Il dubbio era legato al rischio di essere frainteso.
Oggi ho deciso: lo pubblico.
Gli operai della Fiat non sono artisti perché ognuno di loro è sostituibile. D’altronde è la logica della catena di montaggio: ogni soggetto svolge un lavoro ripetitivo per tutto il suo turno di lavoro. L’uomo diventa parte integrante della macchina e come un pezzo può essere sostituito in qualsiasi momento.
Ogni essere umano che sceglie di fare questa tipologia di lavoro, decide di mettere da parte la sua arte e il suo potenziale creativo. Non c’è niente di male. Il mondo del lavoro ha bisogno anche di queste figure lavorative. È solo una questione di scelte, di decisioni legate al concetto personale di opportunità.
Quanti, nell’ultimo referendum hanno votato NO, sono degli artisti mancati. È gente che ha paura, che ha resistenze interiori, che vede il lavoro non come fine ma solo come mezzo. Non come un’opportunità per colorare la propria vita, ma come risorsa necessaria alla loro sopravvivenza. Senza quel lavoro – che potrebbe essere qualunque altro lavoro – non possono acquistare neanche i beni di prima necessità.
Quanti hanno votato SI, invece, sono degli artisti mancati che vogliono darsi una chance. Vogliono provare, si fidano delle proiezioni che emergono dalle ipotesi del nuovo contratto. E credono nel loro potenziale.
Gli artisti sanno guardare oltre, si mettono in gioco, hanno coraggio, riescono a far cambiare il punto di vista di chi riceve la loro arte. L’arte non è tecnica ma cambiamento. È emozione. È rischio. È bellezza donata.
La mia personale opinione è a favore del NO, non tanto perché anch’io sono un artista mancato, quanto perché non sono un operaio della Fiat e sono convinto che le mancanze del nuovo accordo non sono un passo avanti – in termini di diritti dell’uomo e del lavoratore in generale – ma un passo indietro che nobilita solo il profitto.