Questo post è per augurarvi un buon 2026, a chi festeggerà e per chi attraverserà il tempo a modo suo.
Per chi ha capito presto che crescere non è una torta con le candeline, ma un equilibrio delicato tra desiderio e realtà. A voi va un augurio di dignità: possiate riconoscere il vostro valore anche quando sembra mancare qualcosa, perché ciò che conta davvero non si misura in ciò che si compra.
È per chi il compleanno lo celebrerà in silenzio, senza tanta gente intorno, senza una foto da condividere. Per chi teme che l’assenza di testimoni renda invisibile un passaggio così grande. Che il 2026 vi accompagni in questa scoperta: ogni rito è autentico quando nasce da dentro. E spesso è proprio nella solitudine che impariamo a riconoscerci.
È per chi cambierà strada convinta che l’amore venga prima di tutto. Per chi ha scelto una persona invece di una possibilità, restando nello stesso luogo, nello stesso habitat che un tempo desiderava lasciare. Vi auguro lucidità: che possiate continuare ad amare e, insieme, ascoltare quella parte di voi che chiede spazio, distanza, futuro. E che un giorno, se lo vorrete, possiate ripartire con la leggerezza di chi sa che ogni tempo ha il suo senso.
È per chi ha compreso, magari tardi, che generare una vita richiede più della chimica: chiede tempo, cura, presenza e due direzioni capaci di camminare insieme. A voi auguro di trasformare ogni consapevolezza in una soglia, mai in una sentenza. La vita resta fertile anche quando cambia forma.
Ed è per chi riconosce figli anche nei bambini degli altri. Per chi accoglie, insegna, protegge con rispetto. Per chi ama senza possesso e senza bisogno di lasciare tracce di sangue o di nome. Che il nuovo anno vi restituisca il senso profondo di ciò che già praticate: essere madre o padre è un gesto quotidiano di responsabilità, attenzione e presenza.
Questo è un augurio che invita alla verità. Alla fedeltà verso se stessi. All’apertura verso possibilità ancora invisibili e svolte che attendono solo il momento giusto.
Che il nuovo anno sia premonitore.
Non perché prometta miracoli o scorciatoie, ma perché sappia mettervi davanti a ciò che conta davvero.
Che vi sorprenda mentre scegliete, mentre restate, mentre ripartite.
E che, guardandovi indietro tra un anno, possiate riconoscervi in una cosa sola: nella fedeltà a ciò che siete diventati.
I panni stesi al sole sanno aspettare. Non chiedono altro che tempo, aria e luce. Forse anche io, entrando nel nuovo anno, chiedo la stessa cosa.