domenica 20 dicembre 2020

Diversificarsi e cambiare le abitudini


Probabilmente la pandemia ci ha messo di fronte alla nostra vulnerabilità. 

Ogni evento catastrofico ci mette a nudo di fronte al nostro essere piccoli e solo quando siamo nel bel mezzo del caos ci rendiamo conto di quanto sia più facile vincere qualsiasi battaglia insieme a qualcun altro e di quanto sia più difficile, invece, farlo da soli.

Probabilmente è stato anche questo che ha stimolato alcune imprese locali a mettersi insieme per un’iniziativa che niente è, se isolata, ma che ben rappresenta la forza del fare rete.


Forse nessuna delle imprese coinvolte, da sola, avrebbe fatto un video di Natale: o perché non lo avrebbe pensato, o perché non avrebbe avuto le risorse per sostenere un investimento del genere, o per altri motivi che non sto qui ad elencare.

Quando invece è bastata una cabina di regia, un po’ di creatività, un giro di telefonate e la cosa è stata realizzata senza neanche tanti sforzi. 


È la logica sistemica, la forza del fare le cose insieme (a chi le cose le sa fare).


Non sono qui per scrivere che da soli non si va da nessuna parte e neanche che basta iscriversi ad una qualsiasi associazione, come ce ne sono tante, per risolvere i problemi che stanno vivendo i piccoli commercianti…


Oggi più di ieri è importante essere diversi e cambiare per primi le abitudini del proprio settore. 


Non serve a niente fare le cose solo perché qualcun altro le ha già fatte prima o perché gli altri hanno fatto sempre così. 

Con questo modo di agire non c’è speranza di sopravvivere. Bisogna riuscire a cambiare le abitudini (in primis gli imprenditori) solo così possiamo aver qualche speranza di ritagliarci quote di mercato e di cuore. 


Questo è il primo passo, poi occorre apertura mentale e predisposizione al gruppo, a unirsi, a mettere insieme le proprie specialità per fare un prodotto ancora più unico. La lezione si impara spesso sul campo e solo chi non fa non sbaglia mai.


sabato 7 novembre 2020

Il senso dell’ospitalità, due ingredienti “segreti”

 


Il senso dell’ospitalità è un insieme di cose, alcune oramai date per scontate. 

Per esempio è impensabile trovare oggi in un albergo, in un bed & breakfast o in un affittacamere una stanza senza bagno, un letto senza lenzuola e asciugamani, il wifi, il televisore o l’aria condizionata.

Sono tutti servizi che non vengono neanche più richiesti richiesti perché sono dati per scontati. 


L’evoluzione nel mondo dell’ospitalità ha portato sia le piccole strutture che quelle grandi a migliorarsi sempre più da questo punto di vista. Infatti, oggi è possibile trovare all’arrivo anche “amenities” inimmaginabili al momento della prenotazione.

  

Ciò che influenza l’esperienza del soggiorno è il rapporto umano che si instaura con lo staff dell’accoglienza o con il proprietario se si tratta di una piccola struttura. Se scatta da subito un'empatia, questa farà la differenza per tutto il soggiorno. E fin qui niente di nuovo, ma è opportuno ricordarlo.


Oggi, ad amplificare notevolmente l’esperienza di soggiorno, è il buon cibo. Possiamo tranquillamente dire che il senso dell’ospitalità è strettamente legato alla qualità dei piatti e delle pietanze provate nel luogo visitato. Ed è così anche per l’esperienza degli ospiti. 


Un’ottima colazione è diversa da una colazione banale. Un buffet ben preparato è diverso dalle merendine confezionate. Un servizio con cucina a vista, dove puoi ordinare ciò che desideri e averlo preparato apposta per te, è notevolmente diverso dal vasetto di marmellata tipo mensa militare.


Il senso dell’ospitalità riguarda tutte le imprese che lavorano nel settore dell’accoglienza.


C’è un altro ramo del settore che viaggia in parallelo ed è quello delle residenze per la terza età, comunemente chiamate case di riposo. 


Anche in questo caso ciò che fa la differenza è il senso dell’ospitalità sia del gestore, nel caso in cui si tratta di una struttura di piccole dimensione, che del management nel caso di una struttura più grande. 


Esattamente come per una struttura ricettiva tradizionale (bed and breakfast, affittacamere o  grande albergo), avere delle camere confortevoli con i servizi più comuni è alquanto scontato. Ciò che non è scontato è la gestione della ristorazione: dalla colazione alla merenda, dal pranzo allo spuntino pomeridiano, fino alla cena.


Sono dei momenti unici che devono essere gestiti per bene con un’organizzazione perfetta e prodotti di qualità che devono portare l’ospite a desiderare che quel momento della giornata arrivi il prima possibile.


È questo a fare la differenza. Il senso dell’ospitalità si basa sul rapporto umano e sul buon cibo. Organizzare una struttura ricettiva, di tipo alberghiero o residenziale, tenendo in considerazione questi due elementi è il primo passo verso il successo.  


P.S.: Aprire un residence per anziani potrebbe essere uno dei miei progetti per il futuro. Ultimamente ho cominciato a guardare al settore con interesse e ad analizzare alcune strutture. 

I loro punti di debolezza hanno ispirato la scrittura di questo post. 

D’altronde, come già scritto, in termini di esperienza, non trovo alcuna differenza fra un albergo e un residence per anziani. Cambia solo la tipologia di ospite, ma entrambe le strutture devono essere progettate intorno al senso dell’ospitalità. Questo farà la differenza fra le strutture eccellenti e quelle comuni che basano la loro politica gestionale solo sul prezzo. 

sabato 17 ottobre 2020

Cannolia, il cannolo caldo n.1 in Sicilia



L’idea di Cannolia, come si intuisce dal nome, è focalizzata solo sul Cannolo. Un solo prodotto ma fatto benissimo.


Raggiungere la perfezione per offrire un Cannolo eccellente, diverso da tutti gli altri, è la missione di Cannolia.


Inizialmente volevo solo aiutare Davide a sviluppare questo progetto. Poi, via via mi sono fatto trascinare e coinvolgere e ciò che doveva essere una collaborazione come tante è diventata una nuova impresa che ha come fine "semplicemente" quello di portare il Cannolo caldo n.1 in Sicilia, fatto a Scicli in giro per l'Italia e il Mondo.    


Come vedi, il segreto è che non ci sono segreti, così come nella realizzazione dello spot video che ti invito a visionare.



La legenda narra che alcuni secoli fa, in un convento dell’entroterra siciliano, alcune suore, per prendersi gioco dei loro ospiti, prepararono una cialda fritta dalla forma cilindrica avvolgendola in una canna per poi farcirla di ricotta. Una metafora perfetta, diventata negli anni un’opera d’arte dolciaria che la Sicilia ha esportato in tutto il Mondo, da tutti conosciuta come il Cannolo.


Il video si ispira a questa storia. Una giovane suora, come ogni giorno, si prepara per andare in chiesa e, dopo aver aperto il tabernacolo, rimane folgorata dalla presenza di un cannolo fumante. Le sue papille gustative iniziano a ballare, il ritmo si propaga in tutto il suo corpo fino a quando, all’improvviso, arriva il prete che non comprende cosa sta succedendo. La suora si scusa e scappa. Il prete incuriosito dalle reazioni della suora apre il tabernacolo e scopre anche lui il cannolo caldo n.1 in Sicilia.

 

Nessuna provocazione ma solo una storia ispirata dalla legenda e al New Pope di Paolo Sorrentino. Con l'aiuto di Andrea e Stefano di Casa33 e la collaborazione di Adriana e Corrado che si sono prestati al gioco è venuto fuori un racconto di fantasia in bilico tra realtà e immaginazione, trasgressione e dolcezza. 

giovedì 15 ottobre 2020

La miglior vendetta? La felicità



Perché mai dovresti cercare un orizzonte se non sai guardare oltre quel muro di pixel?

Non ci sarà un futuro all’altezza dei tuoi sogni semplicemente perché fai fatica a guardare. Nessuno ti ha insegnato come fare, ti manca l’alfabeto dell’osservatore.


La vita a scorrimento verticale è vita, ma se prima per sconfiggere la noia ti lasciavi trasportare dalla fantasia, oggi ti distrai solo con un dito che scorri su e giù su un display.


C’è chi vive credendo nel reddito di cittadinanza come soluzione, quando invece dovrebbe essere solo uno stato transitorio per evitare disagi e povertà.


Poveri e smarriti in milioni di pixel, in formule e algoritmi, incapaci di gestire una compostiera.


Quanta violenza sotto questo cielo, tra invidie e apparenze che ti fan sentire simile ai tuoi idoli. Uomini che uccidono altri uomini con una naturalità sorprendente. Tutti vogliono tutto per poi accorgersi che è niente.


La miglior vendetta? La felicità. 

Non c’è niente che faccia più impazzire la gente che vederti felice.


La base non pensa perché è vuota. Non ha strumenti per muoversi nella complessità che la circonda e trova negli slogan pane per i propri denti. Gli italiani sanno leggere ma non riescono a comprendere il senso delle parole (cit. OCSE). 

Bisogna ripartire dalle case, dalle tavole, dagli sguardi e dall’ascolto: la famiglia è l’origine della civiltà.



Ci sono delle citazioni prese qua e là, da Renato Zero ad Alda Merini, passando per Umberto Galimberti e Samuele Bersani. Le ho tagliate, cucite e remixate. Chi è stato deejay, lo sarà per sempre.


venerdì 9 ottobre 2020

Nove Ottobre



Lascia che ti chiami ancora, rispondimi

Lasciami rivedere i tuoi occhi accesi dopo una discussione 

I tuoi occhi di gioia dopo una soddisfazione 


Lascia che la mia mano possa trovare la tua, ruvida e ancora calda


E quegli occhi socchiusi, lascia che li dimentichi 


Prendimi per mano ancora una volta


Vediamoci fuori all’alba, come quando tu uscivi e io rientravo


Vienimi a prendere, anche se solo per un attimo


Rispondimi, solo per farmi sentire figlio.