domenica 30 agosto 2026

Buon viaggio.


Aleida del mio cuore, diciotto anni, oggi.

È un’età che sembra segnare un confine, anche se dal giorno dopo, ogni volta che ti guardi, ti accorgi che non è cambiato nulla.


Spesso questo momento viene percepito quasi come uno spartiacque: da una parte c’è ciò che si è stati, dall’altra tutto quello che ancora non si sa di poter diventare.


Per questo sento di dirti qualcosa che non riguarda quello che vorrei che tu fossi, ma quello che vorrei che tu avessi il coraggio di essere.


Ti guardo e, a volte, mi riconosco in te. 


Sei riservata, un po’ schiva, ami stare nel tuo spazio, a casa, con le tue cose. Hai poche persone intorno e forse non senti quella necessità di stare sempre in mezzo agli altri. Sembri avere un mondo più raccolto, più tuo.


E sai una cosa? Non c’è niente di sbagliato in questo.


Non devi diventare più socievole perché lo sono gli altri. Non devi avere cento amici, uscire tutte le sere o fare ciò che fanno i tuoi coetanei per sentirti all’altezza della tua età.


Non confondere il sentirti bene nel tuo mondo con la paura di andare oltre i suoi confini.


A diciotto anni davanti a te c’è un mondo enorme. Ci saranno strade da scoprire, persone da incontrare, luoghi da esplorare, cose di cui t’innamorerai.


Ti auguro di avere il coraggio di cercarle.


E soprattutto, cancella la paura che tu possa deluderci.


Questa forse è la cosa che vorrei tu ricordassi più di tutte.


Scegli la tua strada ascoltando ciò che senti giusto per te. Costruisci la tua vita seguendo i tuoi desideri, le tue passioni e i tuoi sogni. La nostra felicità sarà vederti diventare la persona che desideri essere. Qualunque strada sceglierai, sapremo riconoscere il coraggio di averla scelta con il tuo cuore.


Noi non ti abbiamo dato una vita da vivere al posto tuo.


Ti stiamo dando la possibilità di provare a costruirne una tua.


E per farlo dovrai osare.


Perché nessuno può sapere se riuscirà in qualcosa prima di averci provato. E provare significa anche mettere in conto di fallire. Significa cadere, cambiare idea, sbagliare strada, tornare indietro e magari ricominciare.


Non devi avere paura del fallimento.


Il fallimento non è il contrario del successo. A volte è semplicemente una parte del viaggio.


E poi c’è una cosa che vorrei dirti, forse ancora più importante.


Volare non è un obbligo.


Viviamo in un mondo che sembra volerci convincere che dobbiamo sempre fare qualcosa di straordinario, andare lontano, diventare qualcuno, realizzarci, dimostrare di essere migliori degli altri.


Non è così.


Noi uomini siamo fatti per sognare, certo. Ma siamo anche fatti per stare sui nostri piedi.


Qualcuno, nella vita, riesce a volare. E va benissimo.


Ma volare non è ciò che distingue chi ce l’ha fatta da chi ha fallito.


Puoi essere felice anche restando con i piedi per terra. Puoi costruire una vita bellissima senza dover dimostrare niente a nessuno.


L’importante è che quella vita sia la tua.


Per questo ti dico di seguire il tuo istinto. Ascoltati. Lasciati guidare dai tuoi sogni, anche da quelli che oggi ti sembrano piccoli, strani o impossibili. E soprattutto impara a riconoscere ciò che ti fa vibrare il cuore.


Quando troverai qualcosa che ti fa sentire viva, non tirarti indietro soltanto perché hai paura.


Vai. Prova. Osa.


E se non funzionerà, avrai comunque imparato qualcosa di te che nessuno avrebbe potuto insegnarti.


Noi saremo lì. Non per dirti quale strada prendere, ma per ricordarti, quando ne avrai bisogno, che puoi sempre provarci ancora.


Oggi hai diciotto anni e io non so quale donna diventerai. Non voglio saperlo. Voglio scoprirlo insieme a te, passo dopo passo, mentre tu scopri il mondo e, soprattutto, scopri te stessa.


Qualunque cosa sceglierai, ricordati soltanto di non vivere una vita per paura di deludere qualcuno.


Vivi quella che ti somiglia.


Non importa quanto lontano andrai, ma ciò che conta è che la strada che percorri sia davvero la tua.


Buon compleanno, Aleida del mio cuore. Buon viaggio.


Papà

giovedì 27 agosto 2026

Affitti brevi: sono davvero un investimento?


Negli ultimi anni sempre più proprietari hanno scelto di acquistare o ristrutturare immobili da destinare alle locazioni brevi. L’idea, apparentemente semplice, è quella di trasformare una casa in una fonte di reddito: si investe nel mattone, si mette l’immobile sulle piattaforme turistiche e si incassa ogni anno una rendita.

Ma è davvero un investimento?


L’esperienza maturata nella gestione dell’ospitalità a Scicli mi porta a una risposta molto meno scontata.


Il fatturato non è il rendimento, su questo siamo tutti d’accordo?


Prendiamo un appartamento di circa 50 metri quadrati, con quattro posti letto, in una buona posizione a Scicli. La mia esperienza mi dice che 12.000 euro di ricavi lordi annui rappresentano già un risultato importante per un immobile di queste dimensioni.


Dodicimila euro possono sembrare una bella rendita ma questi non sono il guadagno del proprietario.


Da questa cifra bisogna sottrarre le commissioni delle piattaforme, le pulizie, la biancheria, le utenze, i prodotti di benvenuto e di consumo, le manutenzioni, le spese dell’immobile, le imposte e la fiscalità sul reddito.

E c’è una voce che spesso non viene considerata: il lavoro che il proprietario svolge!

Check-in, check-out, messaggi, telefonate, assistenza agli ospiti, gestione degli imprevisti, coordinamento delle pulizie, lavanderia, manutenzioni. Se queste attività vengono svolte personalmente dal proprietario, non compaiono nel conto economico, ma hanno comunque un valore.


Alla fine, quindi, dei 12.000 euro di fatturato può rimanere una somma molto più contenuta.


Il vero errore: calcolare il rendimento sul costo dei lavori. Immaginiamo un caso ancora più interessante. La casa è già di proprietà e il proprietario decide di investirci 50.000 euro per ristrutturarla e trasformarla in una casa vacanza.


Potrebbe pensare: “Investo 50.000 euro e, se guadagno 5.000 euro all’anno, ho ottenuto un rendimento del 10%.”


Ma questo calcolo è sbagliato. I 50.000 euro sono soltanto il nuovo capitale investito. La casa ha comunque un valore. Se l’immobile vale 100.000 euro e vengono investiti altri 50.000 euro, il capitale complessivamente immobilizzato è 150.000 euro.


Se alla fine l’attività produce 5.000 euro netti, il rendimento non è il 10% ma del 3,3% (5.000 / 150.000)


E se quei 5.000 euro comprendono anche il lavoro gratuito del proprietario, il rendimento reale è ancora più basso.


Un investimento deve remunerare il capitale. Questo è il punto centrale.


Un immobile può essere un buon patrimonio senza essere un buon investimento.


Possedere una casa può certamente avere senso: può rivalutarsi, proteggere il patrimonio dall’inflazione, essere utilizzata dalla famiglia o mantenere un valore nel tempo.


Ma se la si presenta come investimento destinato a produrre reddito, allora bisogna fare un conto diverso.


Bisogna chiedersi: quanto capitale ho immobilizzato e quanto mi restituisce realmente ogni anno?


Perché un rendimento del 2-3% netto, ottenuto dopo aver sostenuto costi, rischi e lavoro, è una cosa molto diversa da una “rendita passiva”.


Il paradosso è che l’affitto breve viene spesso considerato una forma di investimento passivo.


In realtà è quasi il contrario.


Un appartamento turistico è una piccola attività ricettiva. Ha bisogno di marketing, distribuzione, gestione delle prenotazioni, pulizia, manutenzione, assistenza e relazione con il cliente.


E proprio perché è un’attività, il suo rendimento dovrebbe essere valutato come quello di un’attività economica: non sul fatturato, ma sul risultato prodotto dal capitale investito.


Quindi, quando è davvero un investimento?


La domanda corretta NON è: “Quanto posso incassare mettendo questa casa online sui vari portali?” ma “Quanto posso pagare questa casa affinché il reddito che realisticamente può produrre remuneri adeguatamente il capitale che sto investendo?”


È una differenza enorme.


Perché se a Scicli un appartamento di 50 mq può generare realisticamente circa 12.000 euro lordi all’anno, il suo prezzo di acquisto, il costo della ristrutturazione e tutti gli altri investimenti devono essere compatibili con questo livello di ricavi.


Altrimenti non abbiamo creato una rendita.


Abbiamo semplicemente trasformato capitale liquido in capitale immobilizzato che produce poco reddito.


Ed è forse questo il motivo per cui molti proprietari, dopo l’entusiasmo iniziale, scoprono che la loro casa vacanza rende molto meno di quanto immaginavano.


Il mattone rimane.


La casa rimane.


Il fatturato magari c’è.


Ma l’investimento? È tutta un’altra storia.

mercoledì 19 agosto 2026

Perché Viaggiare?



Ti è mai capitato di uscire dal cinema con quella strana sensazione, come se lo schermo non stesse raccontando la storia del protagonista, ma la tua?


È la sensazione che mi ha lasciato l'Odissea di Nolan.

Il regista prende il mito antico e lo spoglia da ogni didascalia polverosa, trasformandolo in un'esperienza viscerale e complessa. Il tempo e la distanza non sono più dettagli geografici, ma ostacoli fisici, quasi metallici, che pesano sul petto dell'eroe. Eppure, tolti gli effetti visivi e la colonna sonora, al centro resta la stessa domanda che ci portiamo dietro da tremila anni: perché continuiamo a viaggiare?


Nell'opera di Omero, il ritorno di Ulisse è un'odissea brutale. Finita la guerra di Troia, il mare gli si scaglia contro con tempeste divine, trappole e mostri. Ulisse deve accecare il gigante Polifemo, sopravvivere alla furia dei Lestrigoni che gli massacrano l'equipaggio e resistere alle incantatrici che vorrebbero farlo rinunciare a se stesso. A prima vista, sembra soltanto la storia di un uomo perseguitato dalla malasorte.


Costantino Kavafis nella sua Itaca scrive:


I Lestrigoni e i Ciclopi, il furioso Poseidone non temere, 

non li troverai sul tuo cammino se il tuo pensiero resta alto, 

se un’emozione eletta ti tocca lo spirito e il corpo. 

I Lestrigoni e i Ciclopi, il feroce Poseidone non li incontrerai, 

se non li porti dentro l'anima, se l'anima non te li mette contro.


I veri mostri non abitano il mare là fuori. 

I Ciclopi e i Lestrigoni si chiamano ansia, rabbia, paura di sbagliare, il blocco di chi non si sente mai all'altezza. Se non dai tu il permesso a questi incubi di prendere forma dentro la tua testa, il mondo esterno non ha abbastanza forza per fermarti.


E alla fine, la verità è che persino la destinazione è un pretesto. 


Lo cantava Jovanotti sul finale di Non m'annoio:

E come Ulisse cercherò di ritrovare quella mia isola, 

ma intanto viaggiare sarà piacevole, sarà indispensabile, 

anche se l'isola sarà irraggiungibile...


Quindi, che si tratti di Cinema, dei versi di Omero, della poesia di Kavafis o di un pezzo rap degli anni '90, la rotta punta sempre nello stesso punto. 


Non dobbiamo avere paura di metterci in viaggio verso la vostra "Itaca" — qualunque cosa rappresenti oggi: un’ambizione, un cambio di vita o semplicemente la ricerca della propria identità. 


I mostri lungo il cammino sono solo ombre, e l'unica cosa che conta davvero è chi diventiamo mentre continuiamo a navigare.

sabato 15 agosto 2026

Un segreto nascosto in te

Immagina che le giornate di merda siano come quelle nuvole grigie e piovose che possono rendere una giornata triste. Queste giornate difficili non sono lì per fermarti o farti sentire triste, ma sono lì per mostrarti quanto sei forte.

Quando affronti queste giornate difficili e continui a lottare, dimostri a te stesso che puoi superare qualsiasi cosa. Mentre tu stai combattendo e crescendo, molte persone che incontrerai potrebbero essere rallentate o fermate dalle loro difficoltà, ma tu sarai diverso perché avrai imparato a superarle.


È come se avessi un segreto nascosto dentro di te, come un tesoro in un libro. E quando mostri al mondo che puoi superare le sfide, stai mostrando quel tesoro che hai dentro di te.


La vita ci mette al mondo in luoghi che noi non possiamo scegliere. Questo è il motivo per cui dovremmo sostenere il diritto delle persone a poter scegliere dove vivere, perché tutti dovrebbero avere la possibilità di cercare il loro posto nel mondo. Quindi, ricordati che le giornate difficili ti rendono più forte, e solo con la tua forza, puoi cambiare il mondo e scegliere il tuo percorso di vita.

sabato 1 agosto 2026

La solitudine del fare



C’è un libro che non ho mai letto: La solitudine dei numeri primi. Eppure quel titolo mi ha sempre affascinato. Non so spiegare perché. Forse per familiarità, forse perché, in qualche modo, l’ho sempre sentito vicino.

La verità è che la solitudine non mi ha mai spaventato. Anzi, credo di non averla mai vissuta davvero. Non perché abbia sempre avuto qualcuno accanto, ma perché ho imparato che le assenze possono essere presenze. Ci sono persone che continuano ad accompagnarti anche quando non ci sono più fisicamente. Restano nei pensieri, nelle scelte, nelle parole che ti ritrovi a pronunciare senza accorgertene.


Oggi, però, mi sono reso conto che esistono diverse forme di solitudine.


C’è la solitudine dell’essere, e poi c’è la solitudine del fare.


La prima riguarda l’anima. La seconda riguarda la responsabilità.


È quella che ho conosciuto da imprenditore.

L’ho provata davanti a certi funzionari, quando una decisione gravava solo sulle mie spalle. L’ho provata con i consulenti, dai quali ti aspetti risposte che spesso non arrivano. L’ho provata con i collaboratori, quando capisci che alcune scelte, anche le più difficili, non puoi delegarle a nessuno.


Ci sono momenti in cui ti senti come su un’isola: tutto intorno è mare e non esiste alcun ponte che ti colleghi agli altri.


I numeri primi sono soli perché sono divisibili solo per se stessi e per uno. Gli imprenditori, forse, si somigliano un po': viaggiano a fianco ad altri, vicini ma distinti, spinti da un'indole che richiede il coraggio di stare in mezzo al mare, imparando a navigare anche quando attorno non c'è nessuna costa in vista.


Con il tempo impari a conviverci con questa caratteristica. La elabori. Diventa quasi un tratto del carattere. Del resto, non credo che avrei mai potuto fare il dipendente.


Ogni tanto, però, mi diverto a immaginare come sarebbe stata la mia vita. Un turno di lavoro che finisce a un’ora precisa. Le ferie programmate. La tredicesima, magari anche la quattordicesima. La tranquillità di sapere che il mese successivo arriverà uno stipendio.


Una vita scandita. La mia, invece, è sempre stata regolata da altre scadenze: quelle delle responsabilità.

Forse è anche per questo che non ho mai avuto una carta di credito di quelle che strisci oggi e paghi il mese dopo. 

Non per sfiducia nello strumento. Perché, in fondo, ho sempre preferito sapere immediatamente quanto costa una scelta.


Vale per i soldi, ma, soprattutto, vale per la vita.