Ieri, mentre camminavo per strada, l’ho rivista.
Bionda, composta, con quella stessa eleganza discreta che ricordavo. I capelli sempre in ordine, i modi gentili, quasi delicati. È una di quelle persone che sembrano non cambiare mai, come se il tempo la sfiorasse appena.
Faceva la segretaria nello studio della ginecologa che ha seguito mia moglie durante entrambe le gravidanze.
Le nostre due figlie, in qualche modo, le sono passate davanti agli occhi prima ancora di venire al mondo.
Eppure, a pensarci bene, non ho di lei un ricordo legato alla sua persona. Non ricordo conversazioni particolari, né frasi memorabili.
Ricordo piuttosto i momenti.
Ogni volta che entravamo in quello studio era come varcare la soglia di un piccolo spazio dove il tempo sembrava muoversi in modo diverso.
C’era l’Attesa.
Le sedie della sala d’aspetto, i nomi chiamati piano, il silenzio fatto di pensieri. E poi, ogni volta, la stessa sensazione: stava per succedere qualcosa di nuovo.
Dentro quella stanza vedevamo crescere, settimana dopo settimana, una vita che ancora non conoscevamo.
Il battito del cuore. Quel suono rapido e perfetto che riempiva la stanza e che ogni volta mi lasciava stupito, come se lo sentissi per la prima volta.
Poi le immagini sul monitor. All’inizio solo una forma incerta, quasi un segreto. Poi lentamente un profilo. Una mano. Una piccola curva che diventava naso. Un movimento appena percepibile.
Ogni visita aggiungeva un dettaglio.
Ogni volta uscivamo con una fotografia in bianco e nero e con la sensazione di aver incontrato qualcuno che ancora non potevamo abbracciare.
Eppure l’attesa era piena. Viva. Era fatta di immaginazione, di domande, di sorrisi che nascevano senza motivo. Era il tempo del desiderio.
Il desiderio di prenderle tra le mani, di guardarle negli occhi, di immaginare come sarebbero diventate.
Ieri ho rivisto quella signora. Mi ha salutato con lo stesso sorriso gentile di allora, come se gli anni fossero passati altrove.
Forse non sa che, ogni volta che la incontro, penso a quei battiti lontani che riempivano una stanza.
Penso a due vite che stavano arrivando. Alla nostra vita. Al tempo meraviglioso dell’Attesa.
