Ti è mai capitato di uscire dal cinema con quella strana sensazione, come se lo schermo non stesse raccontando la storia del protagonista, ma la tua?
È la sensazione che mi ha lasciato l'Odissea di Nolan.
Il regista prende il mito antico e lo spoglia da ogni didascalia polverosa, trasformandolo in un'esperienza viscerale e complessa. Il tempo e la distanza non sono più dettagli geografici, ma ostacoli fisici, quasi metallici, che pesano sul petto dell'eroe. Eppure, tolti gli effetti visivi e la colonna sonora, al centro resta la stessa domanda che ci portiamo dietro da tremila anni: perché continuiamo a viaggiare?
Nell'opera di Omero, il ritorno di Ulisse è un'odissea brutale. Finita la guerra di Troia, il mare gli si scaglia contro con tempeste divine, trappole e mostri. Ulisse deve accecare il gigante Polifemo, sopravvivere alla furia dei Lestrigoni che gli massacrano l'equipaggio e resistere alle incantatrici che vorrebbero farlo rinunciare a se stesso. A prima vista, sembra soltanto la storia di un uomo perseguitato dalla malasorte.
Costantino Kavafis nella sua Itaca scrive:
I Lestrigoni e i Ciclopi, il furioso Poseidone non temere,
non li troverai sul tuo cammino se il tuo pensiero resta alto,
se un’emozione eletta ti tocca lo spirito e il corpo.
I Lestrigoni e i Ciclopi, il feroce Poseidone non li incontrerai,
se non li porti dentro l'anima, se l'anima non te li mette contro.
I veri mostri non abitano il mare là fuori.
I Ciclopi e i Lestrigoni si chiamano ansia, rabbia, paura di sbagliare, il blocco di chi non si sente mai all'altezza. Se non dai tu il permesso a questi incubi di prendere forma dentro la tua testa, il mondo esterno non ha abbastanza forza per fermarti.
E alla fine, la verità è che persino la destinazione è un pretesto.
Lo cantava Jovanotti sul finale di Non m'annoio:
E come Ulisse cercherò di ritrovare quella mia isola,
ma intanto viaggiare sarà piacevole, sarà indispensabile,
anche se l'isola sarà irraggiungibile...
Quindi, che si tratti di Cinema, dei versi di Omero, della poesia di Kavafis o di un pezzo rap degli anni '90, la rotta punta sempre nello stesso punto.
Non dobbiamo avere paura di metterci in viaggio verso la vostra "Itaca" — qualunque cosa rappresenti oggi: un’ambizione, un cambio di vita o semplicemente la ricerca della propria identità.
I mostri lungo il cammino sono solo ombre, e l'unica cosa che conta davvero è chi diventate mentre continuiamo a navigare.