Cara Ombra,
ti scrivo da questo angolo dove il vento soffia più dolce e la luce è sufficiente a distinguere il vero dal falso. Siamo stati in guerra, tu ed io. Ci siamo guardati in cagnesco, ti ho detestata per la tua diffidenza, per quel tuo modo sgraziato di sussurrare che la fiducia è per gli sciocchi. Hai avuto le tue ragioni, lo so. Abbiamo visto mani tese che rubavano, sorrisi che promettevano solo per piegare ciò che era comune a un tornaconto privato. Non erano molti, ma abbastanza da far male.
Eppure, ti scrivo per dirti che è ora di cedere un po’. Non chiedo miracoli, solo di abbassare la guardia. Di lasciare spazio all’altra parte di me, quella che ci ha portato fino a qui. Hai visto come cammina? Dritta, senza paura. Non è ingenua, sai; ha imparato dai tuoi avvertimenti, ma non si è lasciata trascinare nel buio.
Per il 2025, vorrei che trovassimo una tregua, tu ed io. So che a volte la tua voce si insinua nei miei rapporti con gli amici, con i soci, con i compagni di strada di sempre. Ti prego, lascia che loro restino fuori. Lascia che i legami non si inclinino sotto il peso dei tuoi sospetti.
E alla parte migliore di me, voglio dire grazie. Grazie per la pazienza con cui mi tiene in equilibrio, per quel sorriso che riesce a strapparmi anche quando tutto sembra perduto. Ti abbraccio, perché senza di te saremmo caduti. Ti abbraccio perché insieme, davvero, stiamo bene.
Tu, Ombra, puoi ancora camminare accanto a me, ma segui il ritmo di chi sa guardare avanti.
Con un cuore un po’ più leggero,
e.