venerdì 28 marzo 2025

Un nuovo capitolo per la Sicilia nell’Associazione Nazionale Alberghi Diffusi


Sono onorato di entrare a far parte del Consiglio di Amministrazione dell’Associazione Nazionale Alberghi Diffusi per il triennio 2025-2027. Un ruolo che accolgo con entusiasmo e senso di responsabilità, consapevole dell’importanza che questo modello di ospitalità rappresenta per la valorizzazione dei nostri borghi e per il futuro del turismo sostenibile in Italia e nel mondo.


Voglio ringraziare di cuore il Presidente Giancarlo Dall’Ara e il Direttore Giuseppe Nardone per la fiducia e per avermi proposto. Oltre a essere un grande onore personale, considero questa nomina un riconoscimento per la Sicilia, per Scicli e per Scicli Albergo Diffuso, il primo albergo diffuso dell’isola.


Per la prima volta, la Sicilia ha una voce nel Consiglio di Amministrazione dell’ADI. Un passo importante per la nostra terra, spesso frammentata nelle sue tante eccellenze, ma ricca di potenzialità ancora inespresse. Il modello dell’albergo diffuso è una straordinaria opportunità per i nostri borghi, per il turismo esperienziale e per un’accoglienza autentica che metta al centro le comunità locali.


Continuerò a lavorare con passione per dare il mio contributo e per far crescere sempre di più questa visione, con l’orgoglio di rappresentare la mia terra in un contesto nazionale e internazionale.


Grazie anche a Marisa Raggi (Al Vecchio Convento, Emilia Romagna), Aldo Zeppilli (Centrale Macerata, Marche), Giorgia Boccingher (Residenza Sveva, Molise) e a tutti gli Alberi Diffusi d’Italia.


Il futuro è diffuso!

martedì 25 marzo 2025

Adolescence: e se ci sta sfuggendo qualcosa?


C'è un'età in cui il mondo non ha ancora preso una forma definitiva, in cui le regole sembrano opzioni e ogni emozione è un'esplosione senza confini. Adolescence non racconta l'adolescenza come la ricordiamo da adulti, ma come la viviamo quando siamo dentro quel vortice. Senza filtro, senza sconti, senza l'illusione di poterla comprendere fino in fondo.

Ci guardiamo dentro quattro volte, e ogni volta ci sembra di capire qualcosa in più, ma alla fine ci resta solo il dubbio. Perché un ragazzo arriva a fare quello che fa? Perché la sua famiglia non lo vede? Perché le parole non sono bastate? Non c'è una risposta, solo il riflesso delle nostre paure.


Il colloquio tra il giovane e la psicologa è un viaggio negli angoli più bui della mente, un'esplorazione di quel che ci passava per la testa quando eravamo ragazzini. Ma noi siamo sopravvissuti. Lui no. Lui è diventato un caso, un titolo di giornale, un interrogativo senza soluzione. 


E i suoi genitori? Guardano la tragedia e si chiedono: l'ho fatto io così? O è stato il mondo? 


La verità è che nessuno sa davvero cosa si muove nella testa di un figlio, di un fratello, di un amico. Ci illudiamo di sapere, ci rassicuriamo con la normalità. Fino al giorno in cui la normalità si sgretola e ci lascia con una domanda senza risposta.


Adolescence è un pugno allo stomaco, uno specchio scomodo. Non ci consola, non ci assolve, non ci dà lezioni. Ci mette di fronte alla paura più grande: e se ci fosse sfuggito qualcosa? Se ci fosse ancora qualcosa che non vediamo?

sabato 15 marzo 2025

Il coraggio di alzare le braccia



Troppo spesso viviamo la vita come se fossimo dentro una gabbia invisibile. Ci abituiamo a ruoli che non ci appartengono, accettiamo compromessi che ci spengono lentamente, ci raccontiamo che è giusto così, che non possiamo fare altrimenti.

Lo facciamo nel lavoro, dove diventiamo ingranaggi di un meccanismo che ci vuole produttivi, ma mai liberi. Lo facciamo nei sentimenti, rimanendo legati a chi ormai ci vede solo come una presenza scontata, un’ombra che paga i conti ma non accende più scintille.


E così passano gli anni. Anni in cui abbassiamo la testa, in cui accettiamo che il nostro valore sia deciso da altri, in cui ci convinciamo che il coraggio sia solo per chi non ha nulla da perdere.


Ma la verità è un’altra. 


Il coraggio è per chi ha già perso troppo, ed è stanco di perdere ancora.


Non si può continuare a sprecare il proprio tempo per compiacere gli altri, per non deludere aspettative che non sono le nostre, per paura di guardarsi dentro e scoprire che meritiamo di più.


C’è sempre un momento in cui arriva la scelta: restare in gabbia o spiegare le ali e spiccare il volo.


E quando quel momento arriva, non bisogna abbassare lo sguardo. Bisogna alzarlo. E iniziare a volare nella direzione che finalmente ci appartiene.


La libertà non è un lusso. È voglia di volare.

martedì 31 dicembre 2024

Alla mia Ombra

Cara Ombra,

ti scrivo da questo angolo dove il vento soffia più dolce e la luce è sufficiente a distinguere il vero dal falso. Siamo stati in guerra, tu ed io. Ci siamo guardati in cagnesco, ti ho detestata per la tua diffidenza, per quel tuo modo sgraziato di sussurrare che la fiducia è per gli sciocchi. Hai avuto le tue ragioni, lo so. Abbiamo visto mani tese che rubavano, sorrisi che promettevano solo per piegare ciò che era comune a un tornaconto privato. Non erano molti, ma abbastanza da far male.


Eppure, ti scrivo per dirti che è ora di cedere un po’. Non chiedo miracoli, solo di abbassare la guardia. Di lasciare spazio all’altra parte di me, quella che ci ha portato fino a qui. Hai visto come cammina? Dritta, senza paura. Non è ingenua, sai; ha imparato dai tuoi avvertimenti, ma non si è lasciata trascinare nel buio.


Per il 2025, vorrei che trovassimo una tregua, tu ed io. So che a volte la tua voce si insinua nei miei rapporti con gli amici, con i soci, con i compagni di strada di sempre. Ti prego, lascia che loro restino fuori. Lascia che i legami non si inclinino sotto il peso dei tuoi sospetti.


E alla parte migliore di me, voglio dire grazie. Grazie per la pazienza con cui mi tiene in equilibrio, per quel sorriso che riesce a strapparmi anche quando tutto sembra perduto. Ti abbraccio, perché senza di te saremmo caduti. Ti abbraccio perché insieme, davvero, stiamo bene.


Tu, Ombra, puoi ancora camminare accanto a me, ma segui il ritmo di chi sa guardare avanti.


Con un cuore un po’ più leggero,

e.

mercoledì 30 ottobre 2024

Il valore del lavoro


Oggi sempre più giovani (ma anche "giovani adulti") si trovano intrappolati in un circolo vizioso fatto di aspettative irrealistiche, mancanza di esperienza e una percezione distorta del valore del lavoro. La situazione diventa ancora più critica quando, a un’età avanzata, si rifiutano opportunità lavorative perché ritenute “ingiuste” o “insoddisfacenti.”
 

Molti giovani valutano le offerte lavorative in modo assoluto, senza considerare il contesto o il proprio punto di partenza. In alcuni casi, la percezione del lavoro come “sacrificio” e non come strumento di crescita personale e professionale ostacola l’ingresso nel mercato.


Quando si è senza alcuna esperienza lavorativa, ci si trova inevitabilmente in una posizione svantaggiata. Ogni anno trascorso senza lavorare non solo riduce la competitività nel mercato del lavoro, ma priva anche di competenze trasversali fondamentali come la gestione del tempo, le capacità relazionali e la capacità di risolvere problemi.


Il lavoro, anche quello apparentemente meno “gratificante,” insegna queste abilità, indispensabili per ogni carriera futura.


Molte situazioni simili nascono da un contesto familiare troppo protettivo. Quando i genitori si occupano di tutto (spese, casa, mantenimento), è facile cadere nell’inerzia. Tuttavia, questo comfort apparente si trasforma in un boomerang, impedendo di sviluppare indipendenza e senso di responsabilità.


La narrazione secondo cui “lavorare è pericoloso” o “è meglio aspettare l’occasione giusta” alimenta aspettative irrealistiche e una mancanza di consapevolezza delle difficoltà del mondo reale.


Per chi si trova in una situazione simile, il primo passo è riconoscere la necessità di rompere il circolo vizioso dell’inattività. 


Pertanto sarebbe opportuno, per esempio, accettare l’opportunità presente, anche un lavoro lontano dalle proprie aspirazioni può essere il trampolino di lancio per costruire esperienza e aprire altre porte; cambiare la narrativa sul lavoro perché lavorare non significa solo guadagnare denaro, ma acquisire indipendenza, autostima e competenze utili per il futuro; confrontare la situazione attuale con i possibili benefici di intraprendere un percorso lavorativo aiuta a capire l’urgenza del cambiamento.


Non è mai troppo tardi per iniziare. Accettare un lavoro “semplice” non significa rinunciare ai propri sogni, ma costruire le fondamenta per realizzarli. La crescita personale e professionale passa attraverso il mettersi in gioco, accettando sfide e imparando anche da esperienze apparentemente poco gratificanti.


L’importante è cambiare prospettiva: il lavoro non è un limite, ma un’opportunità. Ogni viaggio inizia con un primo passo.


Con umiltà, consapevolezza e una visione a lungo termine, è possibile trasformare qualsiasi esperienza in un trampolino di lancio verso una vita più soddisfacente e indipendente.